Dopo l’accoltellamento di un’insegnante a Trescore Balneario, lo psichiatra Paolo Crepet collega la brutalità giovanile a un vuoto educativo.
Nel suo ragionamento, abbassare la maggiore età a 16 anni servirebbe a bilanciare diritti e doveri già nell’età in cui crescono le libertà.
L’obiettivo è anticipare responsabilità penali e civili per condotte gravi, invece di lasciare tutto “a dopo”.
Per la scuola, la vera domanda è pratica: cosa fare oggi davanti a segnali di violenza, anche se la norma non cambia domani.
Abbassare la maggiore età a 16 anni: cosa cambierebbe davvero per gli adolescenti violenti e per la scuola
| Aspetto | Quadro attuale (in generale) | Idea di Crepet | Impatto pratico per scuola |
|---|---|---|---|
| Età di riferimento | Maggiore età a 18 anni | Anticiparla a 16 anni | Se la riforma non c’è, conta comunque il rischio: non si aspetta il compleanno |
| Responsabilità | Sistema minorile con percorsi e misure differenziate | Responsabilità penali e civili prima, per rendere più coerenti condotte e conseguenze | Possibili adeguamenti futuri, ma oggi servono prove, procedure e tutela immediata |
| Messaggio educativo | Diritti con accompagnamento e regole graduali | Più doveri per chi chiede diritti: responsabilizzazione “in corsa” | In classe: confini chiari, conseguenze coerenti e alleanza con la famiglia |
Crepet punta l’attenzione su un passaggio chiave: quando un giovanissimo agisce per vendetta, o gira con armi finte e oggetti pericolosi nello zaino, non è un dettaglio. È un campanello d’allarme che la scuola deve intercettare presto.
Secondo l’impostazione dello psichiatra, il motore della violenza sarebbe un mix di vuoto di idee e fatica a gestire frustrazione e noia. In parallelo, arriva la critica al “troppo benessere”: famiglie che evitano ogni “no” e sostituiscono tutto, fino a spegnere la dimensione del limite.
La proposta è un dibattito: a scuola conta l’intervento immediato
La proposta di Crepet non è una procedura operativa già applicata nelle classi. Il valore per i docenti è un altro: far diventare la prevenzione un lavoro quotidiano, prima che esplodano i fatti. Anche in caso di future modifiche su età e responsabilità, la scuola deve restare centrata su sicurezza, documentazione e percorso educativo.
6 passi per prevenzione della violenza a scuola: agire sui segnali prima dei 16 anni
Se a scuola emergono segnali come minacce, aggressioni ripetute o interesse “glamour” per oggetti violenti, l’età non deve funzionare da scudo. La prevenzione della violenza a scuola parte da un cambio di metodo: meno attese, più interventi coerenti e rapidi.
- Metti al sicuro la situazione: sposta la classe se serve, coinvolgi subito la dirigenza e, se c’è pericolo immediato, chiama 112.
- Segnala e documenta i fatti: descrivi ciò che si è visto o sentito, con tempi e luoghi. Evita interpretazioni e “sentito dire”.
- Ascolta per entrare in contatto: colloqui brevi e guidati, con un adulto di riferimento. L’obiettivo è capire la spinta, non fare un interrogatorio.
- Riporta i confini in un patto con la famiglia: regole chiare e conseguenze coerenti. Qui rientrano anche i comportamenti su telefono e distrazioni.
- Gestisci i cellulari in classe con regole condivise e attività “anti-noia”: compiti pratici, creativi e con obiettivi concreti.
- Costruisci un percorso di progettualità reale: laboratori, ruoli, mentoring. Il “fare” diventa metodo, seguendo l’idea “Il fare è la medicina. Le idee.”.
Sul fronte delle conseguenze, anche oggi la scuola può attivare misure disciplinari e percorsi di recupero. Se il comportamento crea rischio, la risposta deve essere strutturata: confronto con servizi di supporto, coinvolgimento della famiglia e segnalazioni alle autorità competenti quando previsto dai protocolli interni.
Senza aspettare una riforma, la scuola può rendere tangibile il punto di Crepet: diritti senza doveri non tengono. In classe significa responsabilizzare con compiti reali, dare senso alle regole e riempire lo spazio lasciato dalla rete con esperienze che fanno crescere capacità, autostima e controllo.
FAQs
Adolescenti violenti: Crepet propone di abbassare la maggiore età a 16 anni per bilanciare diritti e doveri
Crepet propone di anticipare la maggiore età a 16 anni, includendo responsabilità penali e civili per condotte gravi. L’obiettivo è colmare il divario tra diritti e doveri nell’adolescenza. Non si tratta di una legge già in vigore, ma di un tema di dibattito istituzionale.
La scuola dovrebbe puntare su prevenzione, rilevazione precoce, documentazione e collaborazione con le famiglie, mantenendo regole chiare e condizioni di sicurezza. Anche senza una riforma immediata, è essenziale intervenire con percorsi educativi e tutele.
Le principali criticità includono rischi di stigmatizzazione dei minori e l'applicazione precoce della responsabilità. È essenziale bilanciare sicurezza e sviluppo offrendo tutele, percorsi di supporto e misure proporzionate.
Azioni pratiche: rilevare segnali precoci, documentare in modo accurato e coinvolgere la famiglia. Attivare interventi di supporto, percorsi di recupero e regole coerenti per garantire sicurezza e sviluppo.