Alain Goussot, grande pedagogista dell’inclusione: 10 anni senza lui: 5 azioni per insegnare senza etichette
A dieci anni dalla scomparsa di Alain Goussot, grande pedagogista dell’inclusione: 10 anni senza lui, la sua voce torna utile a scuola. Goussot ci invita a praticare inclusione scolastica come lavoro educativo: osservazione, mediazioni e cooperazione, non etichette. Quando la difficoltà rischia di diventare medicalizzazione, potete rimettere il focus su pedagogia speciale e su ciò che fa davvero apprendere. Qui trovate una checklist pronta e una routine in 3 passaggi da usare già da oggi.
Checklist per l’inclusione scolastica: 7 domande contro la medicalizzazione
Ogni volta che un ostacolo viene spiegato solo con una diagnosi, rischiate di perdere la leva pedagogica. Goussot ha combattuto l’etichettamento e la medicalizzazione, chiedendo di riportare l’attenzione su contesto e mediazioni. Usate queste domande per far tornare la classe al centro.
- Parti dal contesto: descrivi compito, consegna, tempi e relazioni che attivano la difficoltà.
- Cerca le somiglianze: usa l’idea di uguaglianza di Goussot per costruire attività con obiettivi comuni.
- Tratta l’errore: normalizza tentativi e revisioni, così la frustrazione diventa esperienza di apprendimento.
- Progetta mediazioni: prevedi supporti temporanei, esempi guidati e strumenti per entrare nel compito.
- Valuta il processo: documenta cosa migliora quando adatti metodo e partecipazione, non solo quando “manca”.
- Usa un linguaggio educativo: nei team traduci diagnosi in barriere, bisogni e strategie verificabili.
- Organizza cooperazione: lavora con ruoli chiari, tutor tra pari e responsabilità condivise.
Impatto quotidiano: eviti che la difficoltà diventi medicalizzazione e sostituisca la progettazione. Il lavoro collegiale diventa più semplice, perché avete decisioni didattiche comuni e tracciabili.
Quando usare il suo approccio inclusivo: docenti, dirigenti e percorsi di TFA
Riguarda docenti curricolari e di sostegno, e i dirigenti che coordinano i gruppi inclusivi. Si applica in PEI, PDP e programmazione ordinaria: la diagnosi informa, ma non governa. Goussot invita a evitare ricette “cliniche” e a descrivere, con precisione, barriere e condizioni di riuscita. Nel TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e nella formazione continua, spinge a recuperare lo sguardo pedagogico. L’obiettivo resta far sperimentare successo attraverso mediazioni e cooperazione.
Dalla diagnosi al progetto: routine di pedagogia speciale in 3 passaggi
Alain Goussot veniva da esperienze concrete: negli anni in CSAPSA lavorava come educatore di comunità, dentro contesti complessi. Nel aprile 2000 pubblica, con Andrea Canevaro, La difficile storia degli handicappati. Quel lavoro mette al centro l’idea che l’inclusione non sia ricetta clinica. In seguito insegna pedagogia speciale tra Modena e Reggio Emilia, poi a Cesena. Da qui parte la vostra prima mossa: osservare come l’alunno partecipa quando cambiate ambiente, consegna e strumenti.
Poi progettate mediazioni: scomponete il compito in passaggi, fornite esempi e predisponete supporti temporanei. L’ispirazione socio-costruttivista vi spinge a far lavorare il gruppo come risorsa, non come ostacolo. Scegliete coppie o gruppi strutturati, con ruoli chiari e feedback sul processo. In Pedagogie dell’Uguaglianza ribadisce: privilegiate ciò che unisce, per evitare isolamento. Quando ristrutturate compiti e sostegni, lo studente sperimenta successo partendo da ciò che aveva vissuto come blocco. Per rafforzare il metodo, rileggere L’autismo, una sfida per la pedagogia speciale ( 2014 ) può essere utile. Il volume è stato premiato con il Premio Nazionale di Pedagogia.
Infine, rendicontate: non trasformate la difficoltà in diagnosi, ma in decisioni didattiche verificabili. Nei documenti e nei colloqui, descrivete strategie, barriere e condizioni di riuscita, evitando parole cliniche. Come sostiene Goussot, il docente resta un intellettuale riflessivo e non solo misuratore di prestazioni. Questa scelta mantiene l’asse della pedagogia speciale e limita la medicalizzazione nelle pratiche quotidiane. Il beneficio per voi è chiaro: più coerenza nel lavoro di squadra e più serenità per lo studente.
A dieci anni dalla scomparsa, Alain Goussot resta un riferimento concreto per l’inclusione scolastica. Su Orizzonte Insegnanti trovi idee e pratiche per tradurre la pedagogia speciale in scelte quotidiane.
Condividi una prova: racconta con i colleghi una strategia che oggi applica la sua critica alla medicalizzazione. Se ti va, salva l’articolo per rileggerlo prima del prossimo lavoro di team o del Consiglio di classe.
FAQs
Alain Goussot, grande pedagogista dell’inclusione: 10 anni senza lui: 5 azioni per insegnare senza etichette
L’inclusione è un lavoro educativo fondato sull’osservazione, sulle mediazioni e sulla cooperazione, evitando etichette diagnostiche. Si guarda al contesto e alle relazioni che attivano la difficoltà, non a una diagnosi.
Si evita la medicalizzazione concentrandosi su contesto, mediazioni e linguaggio educativo, non su ricette cliniche. Si traducono diagnosi in barriere, bisogni e strategie verificabili, e si descrivono le condizioni di riuscita.
1) Osservare come l’alunno partecipa quando cambiate ambiente, consegna e strumenti. 2) Progettare mediazioni con esempi guidati e supporti temporanei. 3) Rendicontare descrivendo strategie e barriere, non solo segnali di difficoltà.
Si applica in PEI, PDP e programmazione ordinaria: la diagnosi informa, ma non governa. Nel TFA e nella formazione continua, spinge a recuperare lo sguardo pedagogico per favorire mediazioni e cooperazione.