In questo articolo approfondiamo il coinvolgente caso di La Spezia come esempio di crisi emotiva collettiva legata all’alessitimia, una condizione che impedisce di riconoscere e verbalizzare le emozioni. Scopriamo cosa sia, le sue radici neurobiologiche e come distinguerla, con particolare attenzione ai giovani e alle sfide nel contesto scolastico.
- Cos’è l’alessitimia e come si manifesta tra i giovani
- Le basi neurobiologiche e l’influenza digitale
- I segnali e le difficoltà di riconoscimento emotivo negli adolescenti
- Il ruolo della scuola nella prevenzione e nel supporto emotivo
SCADENZA
Il 31/12/2026
DESTINATARI
Operatori scolastici, educator, genitori, giovani
MODALITÀ
Programmi formativi, percorsi di educazione emotiva nelle scuole
COSTO
Variabile in base ai progetti regionali e nazionali
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Cos’è l’alessitimia e la sua influenza sulla salute mentale
L’alessitimia è una condizione caratterizzata dall’incapacità di riconoscere, esprimere e verbalizzare le proprie emozioni profonde. Il termine deriva dal greco: a- (mancanza), lexis (parola), thymos (emozione). Chi ne è affetto trova difficile identificare sentimenti come rabbia, tristezza o paura, spesso manifestando questa sofferenza attraverso comportamenti impulsivi o violenti.
Questa condizione può svilupparsi in modo acuto in contesti di stress e pressione, rendendo difficile per le persone affrontare le sfide quotidiane senza ricorrere a reazioni stereotipate o aggressive. La percezione di un’incapacità di gestire le proprie emozioni può inoltre favorire l’insorgenza di disturbi psicologici e comportamentali.
Le basi neurobiologiche e l’effetto delle nuove tecnologie
Secondo studi di neuroscienze, le emozioni emergono nel sistema limbico e vengono elaborate nella corteccia prefrontale. Nell’alessitimico, questa connessione è compromessa, lasciando le emozioni grezze e incontrollate. Il risultato è un’attivazione fisica e comportamentale sproporzionata, spesso impulsiva e violenta.
Inoltre, la diffusione di uso eccessivo di dispositivi digitali ha contribuito alla cosiddetta “alessitimia digitale”, ovvero una difficoltà di rispecchiamento e di sviluppo dell’empatia tra i giovani. La dipendenza dagli schermi limita l’esperienza emotiva autentica, rendendo i giovani più analfabeti emotivi e meno capaci di relazionarsi empaticamente.
I tre principali livelli di difficoltà nell’alessitimia tra gli adolescenti
Come si manifesta la difficoltà a riconoscere e comunicare le emozioni
Uno studio sulla Toronto Alexithymia Scale (TAS-20) ha individuato tre aspetti principali:
- Difficoltà a riconoscere i propri sentimenti: l’adolescente avverte un disagio generale senza riuscire a identificarlo come rabbia, tristezza o paura.
- Difficoltà ad esprimere le emozioni: si sente spesso isolato, incapace di condividere i propri sentimenti anche in presenza di persone vicine.
- Pensiero orientato all’esterno: concentra l’attenzione su dettagli concreti e azioni esterne, trascurando il proprio mondo interno e la propria emotività.
Se si applica questa analisi alla vicenda di La Spezia, l’atto impulsivo dell’aggressore può essere interpretato come il risultato di una mancanza di linguaggio emotivo, che rende difficile gestire rifiuto o dolore in modo adattivo.
Il panorama attuale: un fenomeno crescente e sistemico
Le recenti statistiche evidenziano una crescita significativa dei problemi di salute mentale tra i giovani. Il rapporto **“Neuroscience Impact”**, basato su studi di Jaak Panksepp, sottolinea come molti adolescents siano affetti da disturbi psicologici. La generazione Z, in particolare, mostra livelli elevati di stress e disagio emotivo: oltre il 50% ha vissuto episodi che hanno ostacolato la normale quotidianità.
Le differenze di genere sono notevoli: le ragazze manifestano più frequentemente depressione, autolesionismo e disturbi alimentari, mentre i ragazzi tendono a esternalizzare attraverso rabbia e aggressività.
Il cyberbullismo e le condizioni di esclusione sociale aggravano questa crisi, rendendo più difficile per i giovani esprimere e processare le proprie emozioni autentiche, favorendo comportamenti distorti e reazioni impulsive.
Il ruolo cruciale della scuola nella prevenzione del disagio emotivo
Per affrontare questa emergenza, la scuola dovrebbe diventare un ambiente di promozione dell’intelligenza emotiva. Con l’introduzione di programmi educativi dedicati alle competenze non cognitive, si può favorire lo sviluppo di un alfabeto emotivo tra i giovani. La Legge 19 febbraio 2025, n. 22 ha avviato questa strategia, promuovendo l’integrazione di attività di educazione socio-emotiva nel percorso scolastico.
Tuttavia, nessuna legge può sostituire il valore delle relazioni umane e della presenza di adulti capaci di ascolto e supporto. La sfida è fornire ai ragazzi strumenti concreti per riconoscere e vivere le proprie emozioni, anche quelle più scomode, senza ricorrere alla violenza o alla repressione.
Conclusioni: un imperativo di consapevolezza emotiva
Il drammatico episodio di La Spezia evidenzia l’urgenza di riconoscere e combattere l’alessitimia tra i giovani. Investire nell’educazione alle emozioni e creare un ambiente di supporto può prevenire comportamenti estremi e favorire una crescita emotiva più sana. Solo così si potrà costruire un futuro in cui la violenza venga sostituita dalla capacità di vivere e condividere le proprie emozioni con consapevolezza.
SCADENZA
La scadenza per l'implementazione delle misure di prevenzione e formazione riguardanti l’alessitimia è fissata al 31/12/2026. Questo termine rappresenta un punto di svolta importante per tutte le parti coinvolte, che devono completare le iniziative previste entro questa data per garantire un supporto efficace alle nuove generazioni. La gradualità di questa scadenza permette alle istituzioni scolastiche, ai genitori e agli operatori di pianificare e adattare al meglio i programmi formativi e i percorsi di educazione emotiva, al fine di affrontare con successo il fenomeno emergente dell’alessitimia. Le attività previste includono sessioni di formazione, workshop, e programmi di sensibilizzazione rivolti a giovani e adulti, con l’obiettivo di migliorare la capacità di riconoscere e gestire le emozioni. È importante sottolineare che il finanziamento di tali iniziative può variare in funzione delle risorse disponibili a livello regionale e nazionale, rendendo fondamentale una pianificazione accurata. Per ulteriori dettagli sulla programmazione, modalità di iscrizione e costi, è possibile consultare il link dedicato, che fornisce tutte le informazioni aggiornate e utili per partecipare attivamente alle iniziative in programma entro la scadenza stabilita.
FAQs
Da La Spezia all’identificazione di un’intera generazione: cosa sapere sull’alessitimia e come riconoscerla
L’alessitimia è una condizione caratterizzata dall’incapacità di riconoscere e verbalizzare le emozioni, influenzando la salute mentale e il comportamento. Riconoscerla aiuta a prevenire disturbi psicologici e comportamentali.
I segnali includono difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni, incapacità di esprimerle, isolamento sociale e un pensiero focalizzato su dettagli esterni piuttosto che sul mondo interno.
L’uso eccessivo di dispositivi digitali può contribuire all’alessitimia digitale, limitando l’esperienza emotiva autentica e riducendo la capacità di sviluppare empatia tra i giovani.
La scuola può promuovere programmi di educazione socio-emotiva e sviluppare competenze di intelligenza emotiva, creando ambienti di supporto e ascolto per i giovani.
L’alessitimia deriva da una connessione compromessa tra il sistema limbico e la corteccia prefrontale, rendendo difficile elaborare ed esprimere le emozioni in modo normale.
La mancanza di linguaggio emotivo può portare a esplosioni impulsive o comportamenti violenti come modo di esprimere disagio o frustrazione non riconosciuta.
Le ragazze manifestano più frequentemente depressione e disturbi alimentari, mentre i ragazzi tendono ad esternalizzare attraverso rabbia e comportamenti aggressivi.
Attraverso programmi educativi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione e formazione di adulti e giovani, si può favorire lo sviluppo di competenze emotive e prevenire comportamenti estremi.