Nel 2024, tra i padri dipendenti, il tasso di utilizzo del congedo di paternità obbligatorio arriva al 64%. L’analisi, basata su dati INPS elaborati con Save the Children, conferma una dinamica avviata nel 2012 con la Riforma Fornero. Il fenomeno è trainato da contratti a tempo pieno e da una diffusione maggiore nelle regioni del Nord, ma resta marcato il divario geografico e una quota di padri aventi diritto che non ne usufruisce.
Profilo dei padri utilizzatori
Secondo le ultime rilevazioni, il 64% dei padri lavoratori dipendenti utilizza il congedo di paternità, segno di una diffusione crescente di questa misura tra le famiglie e di una maggiore accettazione nel mondo del lavoro. Tuttavia, il divario territoriale tra Nord e Sud rimane marcato, con una maggiore adozione del congedo nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud, dove l’accesso può essere meno frequente a causa di contesti occupazionali meno stabili e di differenze nelle politiche aziendali.
La maggioranza dei padri che hanno fruito del congedo rientra nella fascia 35–44 anni e possiede un contratto a tempo pieno. Questa composizione suggerisce che l'accesso al congedo è spesso facilitato per coloro che hanno una posizione lavorativa stabile e una relazione di lungo periodo con l’ente datore di lavoro, fattori che rendono più agevole programmare l’assenza e bilanciare le responsabilità familiari.
Dal punto di vista geografico, l’uso del congedo è influenzato da politiche aziendali, disponibilità di servizi di cura e cultura del lavoro regionale: nei contesti dove le imprese adottano politiche di flessibilità e supporto alla genitorialità, la fruizione risulta più pratica e diffusa. In ogni caso, resta evidente che, nonostante la quota significativa, esistono barriere legate a reti di sostegno locali e a strutture lavorative che disincentivano l’accesso al periodo di assenza.
- Accesso al congedo legato a contratti stabili e a tempo pieno facilita l’adozione da parte dei padri.
- Disparità Nord-Sud riflette differenze di mercato, politiche pubbliche e disponibilità di servizi di cura.
- Politiche aziendali favorevoli e cultura del lavoro pro-paternità aumentano la probabilità di utilizzo.
Età e contratto
La quota di utilizzatori è superiore tra i lavoratori con contratto stabile e a tempo pieno, con una significativa incidenza tra chi è già assunto in modo permanente.
Residenza e contesto territoriale
La diffusione è meno uniforme sul territorio: le regioni del Nord mostrano la maggiore incidenza, riflettendo differenze nella cultura del ruolo paterno e nelle politiche aziendali.
Distributiva geografica e durata del congedo
Analizzando la ripartizione per area geografica, emerge una prevalenza del Nord con
59% dei padri fruitori (circa 107.273 unità); al Centro si attesta al 19% (34.130 padri) e al Mezzogiorno il 22% (40.236 padri).
Distribuzione geografica
Questo schema conferma una concentrazione maggiore della fruizione nelle aree del Nord rispetto alCentro e al Mezzogiorno, con variazioni legate alle dinamiche aziendali e contrattuali.
Durata media per area
La durata media del congedo mostra differenze legate all’area: il Nord-Est registra +0,52 giorni rispetto alla media nazionale, il Nord-Ovest +0,43 giorni; il Mezzogiorno registra -0,38 giorni e le Isole -0,36 giorni rispetto al dato nazionale.
Tabella di Sintesi
| Dato | Dettaglio |
|---|---|
| Padri beneficiari (2024) | 181.777 |
| Tasso di utilizzo | 64% |
| Concentrazione geografica Nord | 59% (107.273 padri) |
| Concentrazione geografica Centro | 19% (34.130 padri) |
| Concentrazione geografica Mezzogiorno | 22% (40.236 padri) |
| Durata media per area | Nord-Est +0,52 gg; Nord-Ovest +0,43 gg; Centro 0 gg; Sud -0,38 gg; Isole -0,36 gg |
Quali sono le implicazioni pratiche?
Per le scuole, un aumento della fruizione del congedo di paternità richiede una gestione più flessibile dei permessi e delle sostituzioni, al fine di garantire la continuità didattica e il corretto funzionamento degli organici.
La dinamica regionale indica anche la necessità di politiche di sensibilizzazione mirate e strumenti di supporto rivolti a dirigenti e Uffici del personale, affinché l’adesione al congedo sia omogenea su tutto il territorio e non dipenda dalla dimensione dell’azienda o dall’area geografica.
Infine, l’incremento della partecipazione dei padri alla cura può favorire una più equa condivisione domestica e un modello familiare più equilibrato, con effetti positivi anche sul benessere degli studenti e sull’inclusione scolastica.
FAQs
Congedo di paternità in Italia: 64% dei padri dipendenti lo usa nel 2024, ma resta marcato il divario Nord-Sud
64% dei padri lavoratori dipendenti utilizza il congedo di paternità. L'analisi INPS/Save the Children mostra una diffusione in crescita dal 2012, ma resta marcato il divario Nord-Sud.
Nel Nord si concentra il 59% dei padri fruitori (107.273 padri); al Centro 19% (34.130 padri) e al Mezzogiorno 22% (40.236 padri). Questi dati indicano una disparità di accesso e cultura del ruolo paterno tra regioni.
La maggioranza rientra nella fascia 35–44 anni e possiede un contratto a tempo pieno. Questi elementi suggeriscono che stabilità lavorativa e lunga relazione con il datore facilitano l’accesso al congedo.
Promuovere politiche aziendali flessibili e una cultura pro-paternità facilita l'uso del congedo. È utile supportare gli Uffici del personale e realizzare campagne di sensibilizzazione mirate per uniformare l’adesione su tutto il territorio.