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Può “spegnerci” o renderci “geni”: la previsione di Demis Hassabis sull’intelligenza artificiale

Mano che regola il forno: metafora del controllo e dell'influenza dell'intelligenza artificiale sul futuro, come previsto da Hassabis.
Fonte immagine: Foto di SHVETS production su Pexels

Chi, quando, dove e perché: Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha espresso il suo punto di vista durante l'India AI Impact Summit 2026, affrontando le implicazioni dell'intelligenza artificiale sulla mente umana e sui nostri processi cognitivi. La sua preoccupazione centrale è che l’IA possa influenzare positivamente o negativamente le capacità di pensiero critico, a seconda di come viene utilizzata e percepita dalla società.

L'effetto dell'IA sulla mente umana

Demis Hassabis sottolinea come l'IA abbia il potenziale di influenzare profondamente la nostra mente, portandoci a riflettere sui processi cognitivi fondamentali. Se da un lato le nuove tecnologie possono agevolare il completamento di compiti complessi, migliorare le capacità di apprendimento e aiutare a risolvere problemi scientifici, dall’altro rischio di creare dipendenza o di ridurre l'impegno mentale necessario per alcune attività quotidiane. Esistono preoccupazioni riguardo alla possibilità che un uso eccessivo o improprio dell'IA possa "spegnerci" dal punto di vista intellettuale, diminuendo la nostra capacità di pensare in modo critico e indipendente. Al contempo, alcune teorie suggeriscono che l'IA potrebbe trasformare i nostri processi mentali, rendendoci "geni" grazie a strumenti che espandono le nostre capacità cognitive, come in ambiti di memoria, analisi di dati complessi e creatività. Tuttavia, questa trasformazione dipende molto da come approcciamo la tecnologia: un utilizzo equilibrato e consapevole può favorire uno sviluppo mentale potenziato, mentre un impiego scorretto può portare al deterioramento delle capacità di analisi e giudizio. Questa dicotomia rende essenziale un dialogo continuo tra sviluppatori, studiosi e utenti, affinché l'uso dell'IA avvenga in modo etico e responsabile, tutelando la salute della nostra mente.

Come può influenzare le capacità cognitive

Il dibattito sull'impatto dell'intelligenza artificiale sulle capacità cognitive umane si approfondisce considerando le previsioni di figure di spicco come Demis Hassabis di Google DeepMind. Hassabis ha suggerito che, sebbene l'IA possa assumere un ruolo di supporto cruciale nelle attività quotidiane, esiste anche un rischio di “spegnere” determinati processi mentali se non usata con attenzione. Questa preoccupazione nasce dalla possibilità che l'affidamento eccessivo all'IA possa diminuire la stimolazione del pensiero critico, della memoria e delle capacità di risoluzione dei problemi, portando a una sorta di dipendenza mentale. Al contrario, alcuni sostenitori ritengono che l'IA possa anche agire come un potente strumento di potenziamento cognitivo, facilitando l'accesso alle informazioni e accelerando i processi di analisi. Tuttavia, la sfida principale consiste nel trovare un equilibrio che permette di sfruttare i benefici dell'IA senza compromettere le funzioni cognitive essenziali dell'essere umano. Promuovere un uso consapevole e limitato di queste tecnologie può contribuire a preservare e persino migliorare le capacità mentali, evitando che si riducano a una "atrofia" delle funzioni cerebrali e mantenendo l'indipendenza del pensiero critico.

Riscontri e studi di settore

Le previsioni di Demis Hassabis, CEO e co-fondatore di Google DeepMind, hanno suscitato un ampio dibattito tra gli esperti del settore. Egli sostiene che l'intelligenza artificiale potrebbe, da un lato, "spegnere" alcune capacità cognitive umane, come la memoria e la capacità di risoluzione dei problemi, riducendo l'esercizio mentale quotidiano. D'altro canto, questa stessa tecnologia potrebbe anche "rendere geni" coloro che sono in grado di sfruttarne appieno il potenziale, amplificando le competenze e accelerando l'innovazione. Studio di settore indicano come l'integrazione dell'IA nei processi lavorativi e quotidiani possa favorire un aumento dell'efficienza e della produttività, ma pongono anche interrogativi sulla perdita di abilità critiche e sulla dipendenza da strumenti automatizzati. Inoltre, si evidenzia come l'uso intensivo di sistemi intelligenti possa alterare le dinamiche sociali e cognitive, incidendo sulla salute mentale e sulla qualità delle relazioni umane. Le aziende e gli organismi di regolamentazione sono chiamati a sviluppare politiche che bilancino innovazione e tutela individuale, promuovendo un utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale. In definitiva, il dibattito rimane aperto: l'intelligenza artificiale, se gestita con attenzione, potrebbe rappresentare un grande vantaggio, ma senza un'adeguata manutenzione etica e cognitiva, rischia di aprire nuove sfide per la società moderna.

Le prospettive negative sull’autonomia mentale

Inoltre, alcuni esperti temono che l’utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale possa portare a una dipendenza tecnologica, riducendo la capacità degli individui di pensare in modo indipendente senza l’aiuto di strumenti esterni. Questa dipendenza potrebbe indebolire le competenze cognitive di base, come la memoria, l’astrazione e il ragionamento logico, rendendo le persone meno resilienti di fronte alle sfide quotidiane. La previsione di Demis Hassabis di Google DeepMind, secondo cui l’AI potrebbe “spegnerci” o, al contrario, “renderci geni”, riflette queste preoccupazioni, evidenziando i rischi di una perdita di autonomia mentale e di un potenziale impoverimento delle capacità cognitive umane. È quindi fondamentale affrontare queste sfide con un approccio equilibrato, promuovendo un uso consapevole e critico delle tecnologie intelligenti.

Opportunità e responsabilità nell’era dell’IA

Malgrado i rischi, Hassabis invita a vedere l’IA come un’opportunità rivoluzionaria che, se guidata consapevolmente, può portare a importanti avanzamenti umani. La chiave è l’utilizzo responsabile, perché la differenza tra “spegnerci” o renderci “geni” dipende dalle nostre scelte. In questo scenario, sia i giovani sia gli adulti devono assumersi la responsabilità di un rapporto equilibrato e critico con le tecnologie avanzate.

FAQs
Può “spegnerci” o renderci “geni”: la previsione di Demis Hassabis sull’intelligenza artificiale

Può l'intelligenza artificiale “spegnerci” come la conosciamo? +

Sì, secondo Demis Hassabis, un uso eccessivo può ridurre le capacità di pensiero critico e di risoluzione dei problemi se non gestito correttamente.

Come può l’AI “renderci geni”? +

L’AI può amplificare le capacità cognitive attraverso strumenti che migliorano memoria, analisi dati e creatività, facilitando l'accesso alle informazioni e accelerando i processi mentali.

Quali sono i rischi di un uso scorretto dell’IA? +

Può portare a dipendenza, riduzione del pensiero critico e perdita di capacità cognitive di base, oltre a influenzare le relazioni sociali e la salute mentale.

In che modo l’IA può influenzare le attività quotidiane? +

L’IA può supportare o sostituire attività, ma un uso improprio può ridurre l’impegno mentale e portare a una minore stimolazione cognitiva.

Qual è la posizione di Demis Hassabis sulla regolamentazione dell’IA? +

Hassabis invita a sviluppare politiche che bilancino innovazione e tutela, promuovendo un uso etico e responsabile dell’intelligenza artificiale.

Quali studi supportano le previsioni di Hassabis? +

Studi di settore indicano che l’integrazione dell’IA può aumentare efficienza e produttività, ma sollevano anche preoccupazioni sulla perdita di abilità critiche e dipendenza tecnologica.

L’utilizzo intensivo dell’IA può compromettere l’autonomia mentale? +

Sì, può indebolire competenze come la memoria e il ragionamento, portando a una dipendenza da strumenti esterni e a una riduzione dell’autonomia mentale.

Come può l’uso responsabile dell’IA favorire lo sviluppo mentale? +

Un uso equilibrato può potenziare le capacità mentali, prevenendo la loro atrofia e promuovendo un pensiero critico e indipendente.

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