Scritta The Gap su banchina ferroviaria, metafora del divario retributivo di genere e delle scelte universitarie che lo influenzano.
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Divario di genere nelle retribuzioni: le scelte universitarie spiegano gran parte del gap

A cura della Redazione di Orizzonte Insegnanti
5 min di lettura
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Un’analisi condotta da tre ricercatrici della Banca d’Italia mette in luce le radici del divario di genere nelle retribuzioni italiane, evidenziando come le differenze emergano già nelle prime fasi della carriera. La sintesi dello studio sottolinea che la distanza salariale si consolida nel tempo, anche quando le interruzioni di carriera per motivi familiari non sono ancora diffuse. Questi elementi puntano a cause strutturali e non solo a dinamiche episodiche del mercato del lavoro.

La componente principale del gap sembra essere legata alle scelte universitarie, che orientano verso percorsi con redditività differente. La quota femminile tra i laureati resta alta, ma la distribuzione tra discipline rimane fortemente sbilanciata verso ambiti umanistici e formativi, con la quota di donne in ingegneria e ICT che resta contenuta. Questo influisce direttamente sulle prospettive salariali già all’inizio della carriera.

Gli autori dell’analisi evidenziano che la performance accademica delle donne non giustifica il divario: in molti contesti le ragazze ottengono voti superiori rispetto ai coetanei maschi. Ciò suggerisce che gli ostacoli risiedano in fattori strutturali e culturali che trascendono l’istruzione universitaria.

La principale determinante: le scelte universitarie

Il punto centrale dell’analisi è che la principale determinante del divario di genere nei salari risiede nelle scelte universitarie. Le decisioni prese durante l’istruzione superiore orientano in modo sostanziale i percorsi professionali e le possibilità di avanzamento. Pur essendo le donne circa il 60% dei laureati, la loro distribuzione all’interno delle discipline rimane molto sbilanciata. Le donne sono sottorappresentate in STEM e ICT, campi caratterizzati da salari mediamente più alti e da una maggiore domanda di competenze tecniche. Al contrario, le aree economico-giuridiche e quelle umanistiche hanno storicamente retribuzioni inferiori, contribuendo in modo significativo al divario complessivo. Questo è collegato al Divario di genere anche negli stipendi: il problema arriva da lontano, già dalle scelte universitarie, e si riflette nel mercato del lavoro e nelle prospettive di reddito a lungo termine.

  • Le scelte di corso influenzano profondamente le prospettive di carriera, con discipline ad alta domanda tecnologica che spesso offrono salari mediamente più alti.
  • Le barriere di genere, tra cui stereotipi educativi, reti di contatto limitate e accesso a ruoli tecnici, possono ridurre l’occupazione femminile in campi remunerativi.
  • Una maggiore rappresentazione femminile in STEM non è sufficiente se non si accompagnano politiche di orientamento precoce, mentoring e percorsi di avanzamento professionale.
  • La segmentazione del mercato del lavoro e differenze nell’orario di lavoro, nonché nella gestione familiare, contribuiscono al differenziale di reddito nel lungo periodo.

Comprendere questa dinamica permette di pensare a interventi mirati: orientamento informato nelle scuole, incentivi per studiare discipline ad alta domanda, borse di studio mirate e programmi di mentoring nei percorsi universitari e all’ingresso nel mondo del lavoro. Azioni coordinate a livello universitario e aziendale possono ridurre le barriere e offrire percorsi di carriera più equi nel lungo termine.

Conseguenze salariali legate ai percorsi di studio

Le differenze di reddito riflettono una ripartizione delle carriere: chi segue percorsi STEM e economico-giuridici ha tipicamente prospettive salariali migliori rispetto a chi sceglie ambiti meno remunerativi. Le scelte di corso, quindi, diventano una leva chiave per spiegare gran parte del divario già dal primo impiego.

Nonostante ciò, la performance accademica femminile tende spesso a superare quella maschile, indicando che le barriere sono meno legate all’istruzione e più a fattori sociali e culturali che orientano le opportunità professionali.

Altri fattori e componente non spiegata

Oltre alle scelte formative, altri elementi contribuiscono al divario: circa il 20% è attribuibile alle caratteristiche del mondo del lavoro, dove le laureate si orientano verso imprese di dimensioni minori o contratti meno stabili. Tendi a lavorare in contesti più vicini a casa e con maggiore prevalenza di orari part-time o contratti temporanei.

Una quota stimata intorno al 30% rimane non spiegata: includerebbe una minore propensione a negoziare salari o a lavorare per straordinari, oltre all’influenza di stereotipi di genere e a comportamenti discriminatori. Questi elementi, se non contrastati, alimentano il divario anche in assenza di differenze di background accademico.

Come intervenire per colmare il gap

Le ricercatrici propongono interventi mirati già prima dell’ingresso nel mercato del lavoro. Le strategie più promettenti puntano su modelli di ruolo femminili in ambiti non tradizionali e su una maggiore consapevolezza degli stereotipi fin dalla scuola. L’obiettivo è mostrare opportunità reali e rendimenti concreti dei percorsi di studio, incoraggiando le giovani a intraprendere carriere tecnico-scientifiche.

È cruciale promuovere un orientamento precoce e strutturato nelle scuole, con iniziative che presentino esempi di successo e che chiariscano le proiezioni salariali associate ai diversi percorsi. Allo stesso tempo, occorre lavorare per abbattere le barriere culturali e creare ambienti di lavoro più inclusivi, in cui le negoziazioni salariali e le straordinarie non siano pregiudizie realmente discriminate.

Per il personale scolastico e per i genitori, significa offrire strumenti di orientamento efficaci e sostenere pratiche che favoriscano l’accesso a percorsi STEM, nonché sostenere normative e pratiche interne alle scuole che valorizzino pari opportunità e trasparenza salariale.

Tabella di Sintesi

Dato Dettaglio
Divario salariale a 1 anno Donne mediamente -21% rispetto agli uomini
Divario salariale a 5 anni Gap medio circa -25% a parità di profilo

Quali sono le implicazioni pratiche?

Per la scuola e i suoi attori, la questione del divario di genere nelle retribuzioni richiede azioni concrete. In primo luogo, è essenziale rafforzare l’orientamento precoce e fornire esempi di percorsi di successo nelle aree STEM, per ridurre la predisposizione culturale verso campi meno remunerativi per le donne.

In secondo luogo, occorre promuovere una cultura della trasparenza salariale e della negoziazione fin dai primi passi della carriera, insieme a politiche di congedo e flessibilità che non penalizzino la crescita professionale femminile.

Infine, le istituzioni scolastiche dovrebbero collaborare con aziende e sindacati per creare percorsi formativi che valorizzino competenze tecnico-scientifiche e garantire pari opportunità, in modo che la scelta universitaria non diventi automaticamente una barriera economica futura.

FAQs
Divario di genere nelle retribuzioni: le scelte universitarie spiegano gran parte del gap

Qual è il ruolo delle scelte universitarie nel divario di genere salariale? +

Le scelte universitarie orientano i percorsi professionali e i redditi: le donne sono circa il 60% dei laureati ma sono meno presenti in STEM e ICT, campi con salari medi più alti. Questo orientamento iniziale influisce sul divario nel lungo periodo.

Come si manifesta già dal primo impiego e come evolve nel tempo? +

Lo studio indica che a 1 anno il divario è circa -21% a favore degli uomini; a 5 anni è intorno al -25% a parità di profilo. La performance accademica femminile non giustifica questa differenza: restano ostacoli strutturali e culturali.

Quali interventi sono efficaci per ridurre il divario partendo dall’istruzione universitaria? +

Orientamento precoce, borse di studio mirate e mentoring nei percorsi STEM; modelli di ruolo femminili e percorsi di avanzamento professionale. Promuovere trasparenza salariale e pari opportunità all’interno scuole e università aiuta a ridurre il divario.

Quali azioni concrete possono scuola e aziende adottare per colmare il divario? +

Collaborare per offrire percorsi STEM accessibili, programmi di stage e orientamento; implementare politiche di congedo flessibili e pratiche di negoziazione salariale trasparenti per non penalizzare la crescita femminile.

Redazione Orizzonte Insegnanti

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Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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