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Una su quattro giovani europei lavora durante il percorso di studi: la posizione dell'Italia si colloca al 22º posto

Studentesse universitarie con mascherina studiano e lavorano part-time: focus sul lavoro giovanile e studio in Europa
Fonte immagine: Foto di Charlotte May su Pexels

Nel contesto europeo del 2024, circa il 25,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni ha un impiego mentre frequenta l’università o altri percorsi formativi. Questo dato evidenzia le differenze tra i Paesi, con l’Italia che si colloca al 22º posto tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea, registrando solo il 6% dei giovani inseriti nel mercato del lavoro durante gli studi. La presenza di questa tendenza varia notevolmente tra i diversi Paesi europei ed è influenzata da fattori economici e sociali chiave.

  • Il 25,4% dei giovani europei tra i 15 e i 29 anni lavora durante gli studi nel 2024
  • L’Italia si trova al 22º posto in Europa, con una percentuale del 6%
  • Il Nord Europa mostra percentuali molto più elevate rispetto al Sud e all’Est dell’Europa
  • Le differenze tra i Paesi riflettono approcci diversi nel favorire l’incrocio tra formazione e attività lavorativa

Tendenze generali 2024: lavoro e formazione degli studenti europei

La presenza di giovani che lavorano durante gli studi varia significativamente tra i diversi paesi europei. Mentre in alcune nazioni si registra una maggiore integrazione tra formazione e occupazione, in altre prevale un modello più tradizionale di dedizione esclusiva allo studio. La percentuale di studenti occupati è influenzata da diversi fattori, tra cui il sistema di istruzione, il mercato del lavoro locale, le politiche di sostegno all’occupazione giovanile e le opportunità di tirocini e apprendistato. In Italia, ad esempio, solo il 22% dei giovani tra 15 e 29 anni combina lavoro e formazione, posizionandosi al 22esimo posto in Europa, il che indica margini di miglioramento rispetto ad altri paesi europei con percentuali più elevate.

Praticamente, l’80% dei giovani italiani si dedica esclusivamente allo studio senza impegnarsi in attività lavorative, mentre una piccola percentuale, attorno al 3,2%, è già attiva nel mercato del lavoro ma cerca comunque opportunità di sviluppo in ambito accademico. Questa situazione può essere attribuita a vari fattori, tra cui la rigidità del mercato del lavoro, le carenze di servizi di supporto e orientamento professionale e la percezione dei rischi legati al combinare studio e lavoro. Tuttavia, un tasso crescente di giovani che desiderano integrare formazione e esperienza professionale testimonia l’importanza di sviluppare politiche più efficaci per favorire la loro integrazione nel mercato del lavoro, senza compromettere la qualità del percorso formativo. Promuovere tirocini, apprendistato e programmi di formazione professionale può rappresentare una chiave strategica per migliorare questa situazione in tutta Europa, Italia inclusa. La sfida futura consiste nel creare un ambiente in cui i giovani possano entrare nel mondo del lavoro in modo più agevole, senza rinunciare alla qualità dell’istruzione e alle opportunità di crescita professionale.

Come funziona la partecipazione degli studenti al lavoro in Europa

In Europa, la modalità e le opportunità di partecipazione degli studenti al lavoro durante il percorso di studi sono influenzate da diversi fattori, tra cui le politiche nazionali, la disponibilità di servizi di supporto e la cultura del lavoro. In alcuni paesi, come i paesi scandinavi, la presenza di strutture di sostegno e programmi specifici per gli studenti permette loro di conciliare più efficacemente studio e impiego, favorendo un’esperienza formativa più completa e pratico-operativa. Tuttavia, la media europea indica che circa un giovane europeo su quattro ha un impiego mentre studia, testimonianza di un trend in crescita ma ancora con margini di miglioramento. L’Italia, con una percentuale del 22%, si colloca al 22esimo posto in questa classifica, evidenziando aree di potenziale sviluppo e miglioramento. La partecipazione degli studenti al mercato del lavoro rappresenta un prezioso strumento di crescita sia personale sia professionale, consentendo loro di acquisire competenze rilevanti e di darsi una prospettiva più concreta sul mercato del lavoro futuro. La promozione di politiche più inclusive e il rafforzamento dei servizi di orientamento e formazione sono fondamentali per aumentare questa partecipazione, anche in paesi con tassi più bassi come l’Italia.

Le buone pratiche dei Paesi nordici

Le pratiche adottate nei Paesi nordici evidenziano un forte impegno nel favorire l'integrazione tra formazione e lavoro, con benefici sia per gli studenti sia per le economie locali. Oltre a garantire che una vasta percentuale di studenti lavori durante il percorso di studi, queste nazioni offrono strutture di supporto come servizi di orientamento professionale, piattaforme di networking e programmi di apprendistato che facilitano l'acquisizione di competenze pratiche e l'inserimento nel mercato del lavoro. Ad esempio, in Svezia e Finlandia, esistono politiche mirate a incentivare l'impiego degli studenti attraverso incentivi fiscali e partnership tra università e aziende; queste iniziative contribuiscono a mantenere alte le percentuali di studenti occupati mentre studiano. Tale approccio non solo aiuta gli studenti a finanziare i loro studi, ma favorisce anche lo sviluppo di competenze pratiche, aumentando la loro occupabilità futura. Respecto alla situazione italiana, con una percentuale di studenti lavoratori intorno al 22%, si evidenzia come ancora ci siano margini di miglioramento per uniformare le pratiche di successo adottate nei Paesi nordici e promuovere un bilanciamento più efficiente tra studio e lavoro per i giovani italiani.

Le ragioni del successo nordico

Un giovane europeo su quattro ha un impiego durante il percorso di studi, un dato che evidenzia l’importanza di un sistema strutturato di integrazione tra formazione e mercato del lavoro. Le nazioni con un alto grado di successo in questo settore, in particolare i paesi nordici, hanno implementato politiche attive di supporto, come tirocini garantiti, opportunità di apprendistato e programmi di formazione professionale continua. La cultura di collaborazione tra università, istituzioni pubbliche e imprese permette di creare un ambiente favorevole all’acquisizione di competenze pratiche e all’inserimento precoce nel mondo del lavoro. In Italia, invece, questa integrazione è meno sviluppata, posizionandosi al 22esimo posto, il che indica margini di miglioramento significativi per favorire l’occupabilità e il successo dei giovani nel mercato del lavoro.

Implicazioni per il sistema formativo europeo

Questi modelli rappresentano una strategia efficace per migliorare il tasso di occupazione giovanile e ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, aspetti cruciali anche per l’Italia.

La situazione nei paesi dell’Europa meridionale e orientale

In controtendenza ai Paesi nordici, le percentuali di studenti che lavorano durante gli studi sono molto più basse nel Sud e nell’Est Europa. Romania, Grecia e Croazia hanno tassi che oscillano tra il 2,4% e il 6%, evidenziando un forte divario rispetto ai modelli più favorevoli di integrazione tra formazione e mercato del lavoro.

L’Italia tra questi paesi, al 22º posto con il 6%

In Italia, la percentuale di giovani che lavorano durante gli studi è molto limitata rispetto ad altri paesi europei, posizionando l’Italia al 22º posto tra i 27 Stati membri. Questo rappresenta un punto di riflessione sulla mancanza di politiche efficaci di integrazione tra formazione e mercato del lavoro nel contesto italiano.

Quali sono le cause di questa situazione?

Tra le cause principali vi sono la scarsità di opportunità di lavoro dedicate agli studenti, il costo della vita, e un sistema formativo spesso poco orientato alla connessione con il mondo del lavoro.

Cosa si può fare in Italia

Favorire collaborazioni tra università e imprese, sviluppare programmi di training e tirocini, e promuovere politiche di supporto al lavoro giovanile sono strategie essenziali per migliorare questa percentuale.

Un giovane europeo su quattro lavora durante gli studi: una sfida per l’Italia

FAQs
Una su quattro giovani europei lavora durante il percorso di studi: la posizione dell'Italia si colloca al 22º posto

Qual è la percentuale di giovani europei tra i 15 e i 29 anni che lavora durante gli studi nel 2024? +

Nel 2024, circa il 25,4% dei giovani europei tra i 15 e i 29 anni lavora mentre frequenta l’università o altri percorsi formativi.

Perché l’Italia si colloca al 22º posto tra i Paesi europei per giovani lavoratori durante gli studi? +

Perché la percentuale di giovani italiani che lavorano durante gli studi è solo del 6%, riflettendo un sistema con meno opportunità e politiche di integrazione tra formazione e mercato del lavoro.

Quali sono le differenze tra i Paesi europei nella partecipazione degli studenti al lavoro? +

Le nazioni del Nord Europa mostrano percentuali di studenti lavoratori molto più alte rispetto al Sud e all’Est Europa, grazie a politiche di supporto e integrazione più efficaci.

Quali fattori influenzano la partecipazione degli studenti europei al mercato del lavoro? +

Sistema di istruzione, mercato del lavoro locale, politiche di sostegno all’occupazione e opportunità di tirocini e apprendistato sono i principali fattori influenzanti.

Quali pratiche adottano i Paesi nordici per favorire l'impiego degli studenti? +

Offrono servizi di orientamento, piattaforme di networking, programmi di apprendistato, incentivi fiscali e partnership tra università e aziende.

Qual è il ruolo delle politiche di supporto nel successo dei Paesi nordici? +

Favoriscono l’integrazione tra formazione e mercato del lavoro, aumentando le percentuali di studenti occupati e migliorando l’occupabilità futura.

Quali sono le sfide per l’Italia nel migliorare la partecipazione degli studenti al lavoro? +

Rigidità del mercato del lavoro, assenza di strutture di supporto e di politiche efficaci di integrazione tra formazione e occupazione sono principali ostacoli.

Cosa si può fare in Italia per incrementare la partecipazione degli studenti al lavoro? +

Collaborare tra università e imprese, sviluppare programmi di tirocini e promuovere politiche di supporto al lavoro giovanile sono strategie suggerite.

Qual è il rischio di un sistema formativo che non favorisce l'integrazione tra studio e lavoro? +

Può portare a una scarsa preparazione pratica dei laureati e a un mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel mercato europeo.

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