Chi sono coinvolti, cosa si intende per incarichi, quando e dove si applica, e perché il criterio di rotazione non è richiesto dalla legge: questa guida chiarisce i principi fondamentali e smonta il mito dell’alternanza obbligatoria. Docenti, dirigenti scolastici e operatori amministrativi troveranno spiegazioni basate su normativa e giurisprudenza, evidenziando che merito e competenza sono i soli criteri ammissibili.
- Il criterio di rotazione degli incarichi non è previsto dalla normativa vigente
- Merito e competenza sono criteri di prioritaria considerazione
- Incorrette interpretazioni possono provocare contenziosi e danni organizzativi
Modalità: Valutazione based su merito e competenza, senza rotazione obbligatoria
Costo: Nessuno specifico
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Perché il criterio di rotazione non è previsto dalla legge
Il motivo principale per cui il criterio di rotazione non è previsto dalla legge risiede nella natura stessa delle esigenze di istituzione e funzionamento delle scuole. Le normative attualmente vigenti sottolineano che le assegnazioni di incarichi devono essere effettuate in modo da garantire l’efficacia e la qualità dell’offerta formativa, valorizzando le competenze e il merito dei docenti. L’obiettivo è assicurare che chi riveste un incarico didattico-organizzativo possieda le capacità e le qualifiche adeguate, senza essere vincolato da criteri di turnazione che potrebbero compromettere la continuità amministrativa o educativa. Inoltre, l’organizzazione scolastica richiede flessibilità e capacità di adattamento alle specifiche necessità di ciascun istituto, che spesso non possono essere soddisfatte mediante una rotazione obbligatoria. La prassi di affidare incarichi in base a merito e competenza rappresenta quindi il criterio più obiettivo e trasparente, e questo principio è rafforzato dalla giurisprudenza che sottolinea come le deleghe e le assegnazioni debbano privilegiare la qualità professionale piuttosto che la semplice alternanza temporale. Pertanto, l’introduzione di un sistema obbligatorio di incarichi a turno potrebbe risultare in contrasto con il principio di meritocrazia e di valorizzazione delle capacità individuali, fondamentali per garantire un efficace funzionamento delle scuole.
Principi di equità e buona amministrazione
Principi di equità e buona amministrazione rappresentano i pilastri su cui si fonda l’intera gestione delle risorse umane nel settore pubblico. In particolare, l’attribuzione di incarichi didattico-organizzativi ai docenti a turno, secondo un criterio di rotazione, non costituisce una prassi obbligatoria, ma piuttosto un’ipotesi che può essere adottata solo in conformità a criteri di merito e competenza. La scelta di affidare incarichi in modo uniforme, basata su rotazioni, mira a garantire equità tra i docenti e a evitare favoritismi, ma non deve compromettere l’efficienza e la qualità dell’attività amministrativa.
La distinzione fondamentale riguarda il fatto che l’attribuzione degli incarichi deve seguire criteri oggettivi, verificabili e legittimi, come la professionalità, le capacità organizzative e le specifiche competenze del docente. In tal modo, si assicura che le decisioni siano giuste e trasparenti, rispettando i principi di imparzialità e di merito, che sono valori cardine della pubblica amministrazione.
Nel rispetto di questi principi, la rotazione può essere considerata uno strumento utile per favorire la trasparenza e la partecipazione, ma non può diventare l’unico criterio. La legge e la giurisprudenza sottolineano che il merito e la competenza sono criteri prioritarie e imprescindibili per l’attribuzione di incarichi, affinché si garantisca un’assegnazione equa, efficace e motivata, senza che l’interesse personale o altre forme di favoritismo compromettano il buon andamento dell’amministrazione.
In conclusione, il rispetto dei principi di equità e buona amministrazione impone di privilegiare criteri di merito e competenza, garantendo che ogni incarico venga affidato sulla base di requisiti oggettivi e verificabili, e limitando l’uso della rotazione a casi eccezionali e motivati. Solo così si può assicurare che le procedure siano trasparenti, imparziali e conformi alle normative vigenti, preservando la qualità dell’offerta educativa e la fiducia nella pubblica amministrazione.
Normativa di riferimento
Le fonti normative principali sono il CCNL scuola, il Testo Unico della Scuola e le norme sulla dirigenza scolastica. Nessuna di queste prevede o disciplina l’alternanza come criterio di assegnazione, escludendola come pratica extra ordinem, illegittima se applicata come regola.
Giurisprudenza e interpretazioni legali
Le pronunce della giurisprudenza sottolineano che:
- Non sussiste un diritto soggettivo alla rotazione degli incarichi;
- La rotazione non è un criterio di equità riconosciuto;
- L’amministrazione ha l’obbligo di scegliere in base a meriti e competenze.
Inoltre, si afferma che la rotazione può essere ammessa come misura eccezionale in ambiti specifici, ma mai come prassi ordinaria nel settore scolastico.
Merito e competenza: i criteri fondamentali
Il merito si valuta su:
- esperienza maturata;
- competenze certificate;
- formazione specifica;
- risultati conseguiti;
- continuità funzionale.
La competenza rappresenta la capacità dimostrata di svolgere incarichi complessi e rispondere alle finalità istituzionali, senza essere sostituita da rotazioni arbitrarie che danneggerebbero la qualità del servizio.
Valorizzazione di tutor e orientatori nel piano di valorizzazione (a.s. 2025/26)
La recente nota ministeriale conferma che:
- criteri di assegnazione privilegiano l’esperienza;
- sono considerati incarichi già svolti e coerenti con gli obiettivi;
- si prende in considerazione l’anzianità di servizio e la disponibilità pluriennale.
In questa ottica, emergono con chiarezza: continuità, esperienza e competenza sono i reali parametri di scelta, senza menzionare la rotazione.
Autonomia scolastica e limiti
L’autonomia delle scuole ha limiti precisi: non può derogare alle norme superiori né introdurre criteri illegittimi. Decidere criteri di alternanza senza basi normative può portare a invalidità delle delibere e a contenziosi, oltre a diminuire la qualità della proposta educativa e l’efficacia organizzativa.
Conseguenze dell’adozione di criteri di rotazione arbitrari
L’assegnazione casuale e la rotazione arbitraria possono portare a:
- discontinuità progettuale;
- perdita di competenze consolidate;
- abbassamento della qualità del servizio.
Messaggio ai docenti
Per una scuola efficace e di qualità, l’equità non si basa su “tutti fanno tutto” ma su:
- valorizzare chi si distingue per formazione e responsabilità;
- riconoscere merito e competenza come criteri di assegnazione;
- garantire un servizio stabile e di qualità agli studenti.
Conclusioni
Il criterio di rotazione non esiste nel diritto, è contrario alle norme e può danneggiare la qualità dell’offerta scolastica. La scelta degli incarichi deve comunque essere basata su merito e competenza, garanti di un’amministrazione efficiente, imparziale e orientata al servizio pubblico.
FAQs
Incarichi didattico-organizzativi ai docenti: perché il criterio di rotazione non è obbligatorio
La normativa vigente non prevede l'obbligo di rotazione degli incarichi, che devono basarsi su meri merito e competenza per garantire efficacia e qualità.
Merito e competenza sono i criteri fondamentali, valutati attraverso esperienza, capacità, risultati e formazione specifica.
No, nessuna normativa vigente obbliga alla rotazione degli incarichi, che deve rispettare principi di merito e trasparenza.
La giurisprudenza evidenzia che la rotazione non è un criterio di equità riconosciuto e che le assegnazioni devono basarsi su meriti e capacità professionali.
Per garantire qualità, continuità e trasparenza, assegnare incarichi in base a merito e competenza online a valorizzare le capacità professionalità dei docenti.
Può portare a discontinuità, perdita di competenze, demotivazione di docenti qualificati e calo della qualità dell'offerta educativa.
Principi di equità, imparzialità, merito e trasparenza devono guidare ogni assegnazione, rispettando la normativa e le norme di buona amministrazione.
Sì, può essere adottata come strumento di trasparenza e partecipazione, ma solo come integrazione ai criteri di merito e competenza, non come regola obbligatoria.
Attribuendo incarichi basati su criteri oggettivi, verificabili e legittimi, come l'esperienza, le capacità e i risultati, rispettando norme e principi di buona amministrazione.