Banchi di scuola vuoti in aula: metafora della sfida dell'inclusione scolastica e del ruolo degli insegnanti di sostegno
inclusione

Insegnanti di sostegno per vocazione o per punteggio? Cosa c’entra il caso Gerry Scotti con l’inclusione a scuola

A cura della Redazione di Orizzonte Insegnanti
3 min di lettura

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Dopo la frase di Gerry Scotti – “L’inclusione va totalmente riformata” – sui social è riesploso il confronto: insegnanti di sostegno per vocazione o per punteggio?
Da una parte chi si sente ferito da una lettura offensiva del ruolo. Dall’altra chi dice che la realtà sia stata detta senza giri.
Per docenti e dirigenti la domanda vera non è “chi ha torto”, ma come si garantisce qualità nell’inclusione scolastica, ogni giorno.
Traduciamo quindi il dibattito in scelte pratiche sul PEI.

Come leggere “vocazione o punteggio” e capire se l’inclusione scolastica regge

  • Continuità nel tempo Se il sostegno funziona, non si vede solo “quando serve”. Si vede nella presenza costante, nella collaborazione e nella riduzione delle discontinuità per l’alunno.
  • Formazione attiva La motivazione non basta. Serve studio, aggiornamento e capacità di trasformare ciò che si impara in strategie didattiche concrete e ripetibili.
  • Co-progettazione con Il docente di sostegno non può essere un “professionista a parte”. Quando lavora davvero con i curricolari, il gruppo classe diventa un sistema unico.
  • Aggiornamento del PEI La qualità si misura anche nella precisione: obiettivi chiari, adattamenti realistici, verifiche periodiche e documentazione coerente con i bisogni osservati.
  • Ascolto delle famiglie Le famiglie non vogliono etichette. Vogliono trasparenza su progressi e difficoltà, e un confronto concreto basato su osservazioni, non su impressioni.
  • Presenza “solo formale” Quando il sostegno diventa un passaggio, emergono segnali: scarsa partecipazione agli incontri, comunicazioni minime, delega costante delle decisioni.

Il punto è questo: “punteggio” non significa automaticamente scarso impegno. Spesso indica una logica di sistema legata a graduatorie e assegnazioni, che può far percepire il sostegno come tappa per entrare o riorganizzarsi.
Il rischio nasce quando l’organizzazione scolastica non costruisce percorsi di inserimento e standard di lavoro. In quel caso, la qualità diventa variabile.

La frase tv è un detonatore mediatico. In classe, però, conta ciò che si fa su PEI, team e quotidianità. Motivo e risultato non sono automaticamente sovrapposti: può esserci vocazione senza metodo, e metodo anche quando si parte “per necessità”.

Riforma dell’inclusione: 3 azioni concrete per il sostegno dentro la scuola

Passo 1 — Metti la regia del sostegno nel team, non nella buona volontà
Convoca o rafforza momenti di co-progettazione con il consiglio di classe/interclasse: obiettivi, tempi, criteri di verifica. Se il docente di sostegno lavora in isolamento, l’alunno perde; se invece il team è allineato, il lavoro diventa leggibile anche per chi non è “specialista”.

Passo 2 — Trasforma l’entrata in ruolo in un percorso (inserimento + affiancamento)
Per ridurre l’effetto “passaggio”, serve un inserimento strutturato: affiancamento a un collega esperto, condivisione di strumenti e routine di classe, confronto su casi reali. Anche una persona che inizia con aspettative diverse può diventare determinante se trova accompagnamento e aspettative professionali chiare.

Passo 3 — Valuta il sostegno con indicatori di processo, non con opinioni
Definisci indicatori semplici e verificabili: partecipazione agli incontri previsti, aggiornamento del PEI secondo il calendario di scuola, qualità della collaborazione con i curricolari, continuità delle comunicazioni alle famiglie. Quando questi punti mancano, la risposta non è il conflitto: è l’intervento organizzativo (ridistribuzione compiti, formazione mirata, eventuali azioni gestionali previste dal contesto contrattuale e scolastico). Il dibattito resta acceso sui social, ma l’inclusione si decide in aula.

FAQs
Insegnanti di sostegno per vocazione o per punteggio? Cosa c’entra il caso Gerry Scotti con l’inclusione a scuola

Come distinguere una scelta basata sulla vocazione da una nomina basata sul punteggio nel sostegno, nel contesto del dibattito pubblico su Gerry Scotti? +

La vocazione si riflette nella continuità e nell’impegno per l’inclusione, non solo nel punteggio. Verifica come viene pianificato il PEI, se c’è co-progettazione con il team e se c’è formazione continua.

Quali segnali pratici indicano che la scuola sta privilegiando la qualità dell'inclusione, non il mero punteggio, nel PEI e nel lavoro di sostegno? +

Segnali concreti includono: co-progettazione attiva con i curricolari, obiettivi chiari nel PEI, aggiornamenti regolari e comunicazioni trasparenti alle famiglie; assenza di lavoro in isolamento e promozione di una responsabilità condivisa.

Quali indicatori di processo conviene monitorare per garantire che il sostegno rimanga funzionale e non sia solo una formalità? +

Indicatori chiave: partecipazione agli incontri, aggiornamento del PEI secondo il calendario scolastico, qualità della collaborazione con i curricolari e continuità delle comunicazioni alle famiglie.

Se si percepisce una gestione orientata al punteggio, quali passi concreti possono essere intrapresi per promuovere una narrazione basata su risultato e collaborazione? +

Richiedere chiarimenti al dirigente e al consiglio di classe, attivare incontri di verifica e proporre piani di azione basati su indicatori di processo; documentare osservazioni e proposte per garantire trasparenza e responsabilità.

Redazione Orizzonte Insegnanti

Redazione Orizzonte Insegnanti

Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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