Alessandro Prisciandaro, presidente dell'Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI), mette in guardia dai possibili effetti negativi delle politiche di sicurezza e controllo e sottolinea come il vero obiettivo debba essere la costruzione di ambienti educativi sani e stimolanti. Questo avviene in un contesto in cui, tra chiusure e repressione, si rischia di trasformare la scuola in un luogo di sorveglianza piuttosto che di crescita.
- Focus sulla prevenzione attraverso l’educazione e il rafforzamento delle relazioni
- Critica alle risposte repressive e all’aumento della sicurezza fisica come unica soluzione
- Importanza di una pedagogia più che di strumenti di controllo
Critica alle risposte istituzionali basate su controllo e autorità
Prisciandaro mette in guardia contro il pericolo di una risposta istituzionale che strumentalizzi la violenza a scuola come motivo per aumentare il presidio e il controllo fisico, rischiando così di trasformare gli ambienti educativi in spazi rigidamente sorvegliati e poco aperti al dialogo. Questa linea di intervento tende a sottovalutare le cause profonde del problema, come le dinamiche relazionali tra studenti, le condizioni sociali e le carenze educative, concentrandosi invece su interventi che limitano la libertà e la spontaneità degli studenti. Tali strategie, pur offrendo una sensazione di sicurezza immediata, rischiano di creare un clima di sfiducia e di percezione di sfida all’autorità, che può avere effetti controproducenti sulla convivenza scolastica. Piuttosto che affidarsi esclusivamente a strumenti repressivi, è necessario promuovere interventi pedagogici, programmi di educazione alla mediazione dei conflitti e strategie di inclusione che rafforzino il senso di comunità e di responsabilità condivisa. L'obiettivo deve essere costruire ambienti scolastici in cui la disciplina e il rispetto siano il risultato di un percorso educativo che coinvolge studenti, docenti e famiglie, e non di misure punitive o di controllo esclusivo. Solo così si può sperare di ridurre realmente la violenza a scuola e di favorire uno sviluppo positivo delle giovani generazioni.
Pericoli di un approccio esclusivamente securitario
Un approccio esclusivamente securitario alla gestione della violenza a scuola può comportare conseguenze dannose, impedendo di affrontare efficacemente le reali cause dei problemi comportamentali. Secondo quanto denunciato da Prisciandaro del APEI, c’è il rischio che si trasformi la scuola in un “luogo da presidiare” piuttosto che in un ambiente educativo da costruire e rafforzare. Questo atteggiamento può portare a una visione limitata, incentrata sulla sorveglianza e sulla repressione, senza considerare le dinamiche sociali, emotive e pedagiche che contribuiscono alla nascita di episodi di violenza. Concentrarsi esclusivamente sulla sicurezza può inoltre creare un clima di diffidenza tra studenti e insegnanti, compromettendo la creazione di un ambiente in cui si promuovano valori come il rispetto, la collaborazione e l’empatia. È importante, quindi, adottare strategie che combinino misure di prevenzione con interventi educativi, volto a favorire un reale cambiamento culturale. L’unica via efficace per ridurre la violenza a scuola consiste nel lavorare sulla costruzione di relazioni positive e sulla crescita di una comunità scolastica che si senta sostenuta e valorizzata, mettendo al centro l’aspetto educativo e non solo quello repressivo. Solo così si può trasformare la scuola in un vero spazio di apprendimento, inclusione e sviluppo personale.
Contrastare la mentalità della sorveglianza
L’approccio repressivo, se non accompagnato da iniziative educative di qualità, può alimentare una percezione distorta della scuola come spazio da controllare militarmente. Per realizzare un’effettiva prevenzione, è necessario investire sulla formazione delle figure educative, sui programmi di educazione civica e sui processi di mediazione dei conflitti.
La gestione dell’emergenza e il rischio di un’interpretazione riduttiva
Il dibattito pubblico spesso si concentra sugli episodi di violenza e sulle reazioni emotive, come nel caso delle dichiarazioni sul “risolvere i conti con i coltelli”. Prisciandaro sottolinea che questa reazione, sebbene comprensibile, si rivela insufficiente quando si tratta di affrontare le cause profonde dei comportamenti aggressivi. Considerare solo l’atto estremo limita la capacità di intervenire sui processi educativi che portano a questi episodi.
Importanza di un intervento precoce e preventivo
La scuola dovrebbe proporsi come luogo in cui si interviene prima che la violenza si manifesti, attraverso attività di educazione al conflitto, alla cittadinanza e alla gestione delle emozioni. Solo così si potrà rivoluzionare l’attuale visione emergenziale e creare ambienti più formativi e rispettosi.
Rischi di una rappresentazione stereotipata dei giovani
Focalizzarsi unicamente sull’episodio estremo può portare a generalizzazioni e accuse ingiuste, contribuendo a una percezione distorta dei giovani come portatori di problematiche irrisolvibili. La vera sfida educativa consiste nel promuovere un dialogo aperto e un rapporto di fiducia tra studenti, insegnanti e famiglie.
La sicurezza come presupposto, non come fine
Le misure di sicurezza come metal detector, telecamere e sanzioni devono essere strumenti complementari, non il fulcro della strategia educativa. Prisciandaro evidenzia che affidarsi eccessivamente a queste risorse rischia di far percepire la scuola come un ambiente da presidiare militarmente, e non come uno spazio di crescita e formazione.
Le conversazioni sulla sicurezza e l’autorevolezza
L’autorevolezza degli adulti e delle figure educative si costruisce con relazioni autentiche, che si fondano su coerenza, ascolto e rispetto reciproco. Investire in formazione e risorse, come figure dedicate all’educazione alla legalità e alla gestione dei conflitti, è fondamentale per rafforzare questa dinamica.
Da insegnamento imposto a relazione di fiducia
Gli approcci pedagogici moderni si orientano verso la costruzione di relazioni stabili e credibili, che favoriscono il rispetto spontaneo delle regole e una reale consapevolezza delle responsabilità.
Superare la logica della sanzione
Le sanzioni sono un ingrediente, ma non la soluzione. Alla base di un’efficace strategia di prevenzione ci sono comunicazione, formazione e relazioni di qualità.
La gestione del disagio e il ruolo dell’educatore
Prisciandaro sottolinea che trattare il disagio giovanile esclusivamente come un problema clinico può essere limitante. Lo psicologo, pur fondamentale, non può sostituire il ruolo dell’educatore, perché molti comportamenti violenti o di rifiuto sono manifestazioni di un disagio educativo, e non patologie mediche.
Perché la medica non basta
Complessità e criticità del disagio giovanile richiedono interventi integrati tra psicologia, educazione e azione quotidiana in classe. Medicalizzare può portare alla perdita di responsabilità degli insegnanti e a un approccio che riduce l’educazione a mera terapia.
Prevenire senza criminalizzare
Le azioni preventive devono essere relazionali, basate sul dialogo e sulla mediazione. La scuola, invece di essere un luogo di punizione, deve tornare a essere uno spazio di formazione e cittadinanza.
La scuola come spazio di educazione e di cittadinanza
Il fenomeno della violenza giovanile riflette spesso una crisi più ampia di valori e di senso civico. Per invertire questa tendenza, occorre potenziare le competenze pedagogiche, investire su professionisti qualificati e rilanciare un’educazione orientata alla crescita di cittadini consapevoli e responsabili.
Perché investire nella formazione pedagogica
Rafforzare il ruolo degli educatori e dei pedagogisti significa avere figure dedicate che possano promuovere un ambiente inclusivo, rispettoso e capace di prevenire comportamenti violenti.
Costruire ambienti educativi più efficaci
Solo attraverso un’azione sistemica, che coinvolga scuola, famiglia e comunità, sarà possibile creare contesti di apprendimento che formano cittadini responsabili e capaci di gestire i conflitti in modo costruttivo.
Importanza di una visione integrata
Se non si adotta una visione integrata, si rischia di trasformare le scuole in ambienti strettamente sorvegliati e controllati, piuttosto che spazi di crescita e formazione. La proposta di Prisciandaro dell'APEI mette in guardia contro questa possibilità, sottolineando come una risposta incentrata solo sul presidio e sulla sorveglianza possa aggravare il problema, rendendo gli ambienti scolastici meno aperti e meno favorevoli all'apprendimento. È fondamentale, quindi, promuovere strategie che favoriscano il benessere emotivo, il rispetto reciproco e la partecipazione attiva di studenti e insegnanti, creando un clima scolastico positivo e inclusivo. Solo così si può prevenire efficacemente la violenza e ristabilire un contesto educativo dove ogni individuo si senta sicuro e valorizzato, contribuendo a formare cittadini responsabili e consapevoli.
FAQs
Violenza scolastica: il pericolo di risposte sbagliate secondo Prisciandaro (APEI)
Le strategie repressive tendono a limitare la libertà e la spontaneità degli studenti, creando un clima di sfiducia e sfida all’autorità, che può aumentare la tensione e ostacolare un ambiente positivo di crescita.
Il rischio è di privilegiare il controllo e la sorveglianza rispetto alla costruzione di ambienti educativi stimolanti, rendendo la scuola più simile a un presidio militare che a un luogo di crescita.
Può portare a una visione limitata che impedisce di affrontare le cause profonde della violenza e può generare diffidenza tra studenti e insegnanti, compromettendo il clima di collaborazione.
La mediazione aiuta a sviluppare relazioni positive, responsabilità condivise e un ambiente più inclusivo, riducendo le cause di violenza e favorendo una convivenza armoniosa.
L’obiettivo è costruire ambienti scolastici educativi, sani e stimolanti, piuttosto che trasformarli in spazi di sorveglianza e controllo esclusivo.
Può creare un ambiente più controllato ma meno aperto al dialogo, ostacolando la crescita educativa e favorendo la percezione di una scuola come spazio da presidiare militarmente.
Relazioni autentiche e di fiducia facilitano il rispetto reciproco, riducono i momenti di conflitto e promuovono un clima scolastico più inclusivo e sicuro.
Favorisce il rispetto spontaneo delle regole, rafforza il senso di responsabilità e contribuisce a creare un ambiente di rispetto reciproco e di crescita personale.