Devianza giovanile e baby gang: il dibattito sulla responsabilità dei minori e la proposta di riforma costituzionale
Il crescente fenomeno della devianza giovanile e la preoccupante ascesa delle baby gang hanno riportato al centro del dibattito pubblico la questione della responsabilità dei minori e l'efficacia dei modelli educativi attuali. Durante un confronto pubblico tenutosi a Treviso il 30 giugno 2026, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha lanciato una critica serrata alla cosiddetta "genitorialità permissiva", identificandola come uno dei principali fattori che alimentano l'impunità e la violenza tra i giovanissimi.
Secondo l'esperto, la mancanza di limiti chiari e il trend del "dire sempre sì" ai figli stanno creando un vuoto educativo che i ragazzi colmano con comportamenti antisociali, spesso esaltati e mediati dalle piattaforme social. Il cuore della riflessione di Crepet risiede nella necessità di una responsabilizzazione precoce dei giovani, che dovrebbe tradursi non solo in un cambio di paradigma pedagogico, ma anche in una revisione del quadro normativo vigente.
L'esperto sostiene che la scuola e le famiglie debbano collaborare per ristabilire l'autorità e il rispetto delle regole, contrastando una realtà in cui i minori, consapevoli della propria posizione di protezione legale, utilizzano i social network per vantare atti di violenza o per coordinare azioni di gruppo aggressive. Questo scenario ha portato a evidenziare l'urgenza di interventi strutturali che possano trasformare la percezione del minore da soggetto passivo di tutela a protagonista consapevole delle proprie azioni civili e penali.
Il nesso tra crisi educativa e fenomeni di violenza mediata dai social
L'analisi di Paolo Crepet si inserisce in un contesto di crescente allarme sociale, alimentato da casi di cronaca che hanno visto bande di minorenni, spesso tra i 14 e i 16 anni, compiere aggressioni violente contro anziani e disabili. Questi episodi sono caratterizzati da una dinamica specifica: la performance della violenza. I giovani non si limitano a compiere il reato, ma lo filmano e lo pubblicano su piattaforme come TikTok, cercando una validazione immediata dal proprio gruppo di pari e vantando l'impunità derivante dall'età legale.
Questo comportamento riflette quella che Crepet definisce una distorsione del rapporto tra autorità e libertà, dove la libertà viene interpretata come assenza di vincoli e l'autorità viene percepita come un ostacolo da aggirare. Uno degli esempi più citati nel dibattito riguarda la consapevolezza dei ragazzi riguardo alle conseguenze legali dei propri atti. In diversi casi mediatici, sono emersi video in cui minorenni vantano apertamente di aver ricevuto condanne brevi, trattando il periodo di detenzione come un traguardo di "successo" o un'esperienza da condividere.
Tale fenomeno evidenzia come la scarsa educazione alla responsabilità porti i giovani a percepire la legge non come un limite etico, ma come un ostacolo tecnico da calcolare. Per contrastare questa deriva, Crepet sottolinea che è necessario un ritorno a un'educazione basata su regole chiare e limiti invalicabili, superando la gestione dei figli basata esclusivamente sul consenso immediato, che spesso lascia i ragazzi privi di una bussola morale interna.
La proposta di legge costituzionale e la campagna "Voto16"
Parallelamente alla riflessione sociologica, il tema della responsabilità dei minori sta trovando una declinazione normativa concreta attraverso la Proposta di Legge Costituzionale N. 2074. Presentata il 7 ottobre 2024 alla Camera dei Deputati dai deputati Appendino, Baldino e Colucci, la proposta mira a modificare l'articolo 48 della Costituzione per abbassare l'età del voto attivo a 16 anni.
L'obiettivo dichiarato non è solo quello di estendere un diritto, ma di promuovere una inclusività democratica che coinvolga le generazioni più giovani, che oggi percepiscono le proprie esigenze come estranee all'agenda politica del Paese a causa dell'invecchiamento demografico dell'elettorato. La battaglia per il "Voto16" è stata rilanciata ufficialmente il 20 gennaio 2026 dal gruppo +Europa, che ha promosso una campagna per sollecitare il Parlamento a intervenire sulla Costituzione.
Il testo della proposta suggerisce di sostituire la dicitura "la maggiore età" con "il sedicesimo anno di età". Questa iniziativa trova un sostegno trasversale e inaspettato: se da un lato è sostenuta dal centrosinistra (che richiama la storica battaglia del Movimento 5 Stelle), dall'altro ha ricevuto il favore del leader della Lega, Matteo Salvini, che vede nel coinvolgimento precoce dei giovani un modo per contrastare l'astensionismo e la fuga dei ragazzi verso modelli di vita alternativi all'Italia.
Il nesso tra la proposta di legge e le riflessioni di Crepet è evidente: entrambi i fronti puntano sulla responsabilizzazione dei sedicenni. Se la scuola e la famiglia devono educare al rispetto delle regole, la riforma costituzionale fornirebbe lo strumento per permettere ai giovani di partecipare attivamente alla costruzione delle regole stesse. Come sottolineato dai sostenitori della proposta, a 16 anni i ragazzi hanno già diverse capacità giuridiche: possono contrarre matrimonio (con emancipazione), esercitare diritti d'autore, concludere il percorso scolastico e accedere al mondo del lavoro.
La discrepanza tra queste capacità operative e l'esclusione dal diritto di voto viene vista come una "distorsione democratica" che va corretta per favorire una cittadinanza attiva. L'obiettivo della campagna "Voto16" è promuovere la modifica costituzionale entro le politiche del 2027, seguendo l'iter legislativo della PDL 2074 che deve ora passare attraverso le commissioni parlamentari.
Cosa cambia concretamente per famiglie, scuole e sistema legale
L'approccio proposto da Paolo Crepet e la proposta di legge costituzionale delineano un percorso operativo che tocca diversi attori della comunità scolastica e sociale. Per le famiglie, il messaggio è chiaro: è necessario superare la gestione dei figli basata solo sul consenso e tornare a un modello educativo che sappia stabilire limiti chiari. Questo non significa autoritarismo, ma fornire ai ragazzi gli strumenti per comprendere le conseguenze delle proprie azioni, sia nel privato che nello spazio pubblico, contrastando la deriva della violenza mediata dai social.
Per il sistema scolastico, la sfida consiste nel riaffermare il ruolo della scuola come istituzione di educazione e controllo dei comportamenti. La scuola deve diventare il luogo dove la responsabilità civile viene appresa attraverso l'esercizio della partecipazione e il rispetto delle norme comuni. In questo senso, la proposta di legge costituzionale agirebbe come un potente incentivo pedagogico: se i giovani sono chiamati a decidere il futuro del Paese, la scuola diventa il laboratorio fondamentale per formare cittadini capaci di distinguere tra libertà di espressione e responsabilità sociale.
Dal punto di vista del sistema legale, l'approvazione della modifica costituzionale porterebbe i sedicenni a partecipare attivamente alla vita democratica, con l'obiettivo di aumentare la loro responsabilità civile. Sebbene la proposta non modifichi direttamente il codice penale, essa mira a creare un clima culturale in cui il minore non sia più percepito come un soggetto "scollegato" dalle scelte della collettività, ma come un cittadino in formazione che deve rispondere delle proprie azioni in modo consapevole.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Fenomeno Critico | Crescita delle baby gang e violenza mediata dai social network (es. TikTok). |
| Diagnosi di Paolo Crepet | Critica alla "genitorialità permissiva" e mancanza di limiti educativi chiari. |
| Riferimento Normativo | Proposta di Legge Costituzionale N. 2074 (Modifica Art. 48 Costituzione). |
| Obiettivo "Voto16" | Abbassamento dell'età del voto attivo da 18 a 16 anni. |
| Sostegno Politico | Sostenuto da +Europa, Movimento 5 Stelle e Lega; riserve in altri partiti. |
| Scadenza Obiettivo | Promozione della riforma entro le politiche del 2027. |
Prossimi passi e iter legislativo
Il percorso per la modifica dell'articolo 48 della Costituzione è già avviato ma richiede il superamento delle commissioni parlamentari. La PDL 2074 deve seguire un iter rigoroso che prevede il confronto tra le diverse sensibilità politiche. Per quanto riguarda l'aspetto educativo, la sfida immediata per dirigenti e docenti è quella di integrare nelle attività didattiche una maggiore attenzione alla responsabilità digitale e alla consapevolezza delle conseguenze legali dei comportamenti online, cercando di intercettare i segnali di devianza prima che si trasformino in atti di violenza.
Note di sintesi per il lettore
- Per i genitori: È fondamentale ristabilire confini educativi certi, evitando la trappola del consenso assoluto che può generare senso di impunità.
- Per la scuola: Rafforzare il ruolo dell'istituzione come luogo di mediazione e di apprendimento delle regole civili, con particolare attenzione ai rischi legati ai social media.
- Per i cittadini: Monitorare l'iter della Proposta di Legge Costituzionale N. 2074 per comprendere come cambierà la partecipazione dei giovani alla vita democratica.
In sintesi, il dibattito attuale non riguarda solo una modifica tecnica di un numero, ma una profonda riflessione sulla capacità della società italiana di educare i propri giovani alla responsabilità. Come suggerito da Crepet, la soluzione non può essere solo repressiva, ma deve passare attraverso un cambiamento culturale che restituisca ai ragazzi il senso del limite e il valore della partecipazione consapevole.
FAQs
Devianza giovanile e baby gang: il dibattito sulla responsabilità dei minori e la proposta di riforma costituzionale
Crepet identifica la mancanza di limiti chiari e regole educative da parte dei genitori come la causa principale della devianza giovanile. Un approccio basato sul "dire sempre sì" ai figli priva i ragazzi di responsabilità e li espone a rischi sociali, favorendo comportamenti violenti mediati dai social network.
La Proposta di Legge Costituzionale N. 2074 mira a modificare l'articolo 48 della Costituzione per sostituire il limite della maggiore età con il sedicesimo anno di età per il voto attivo. L'obiettivo è contrastare il divario generazionale e aumentare la rappresentatività dei giovani nelle istituzioni.
L'obiettivo principale è promuovere una maggiore responsabilità civile e sociale tra i sedicenni, coinvolgendoli attivamente nella vita democratica. Questo dovrebbe favorire una maggiore consapevolezza dei bisogni delle nuove generazioni all'interno dell'agenda politica nazionale.
Secondo le analisi di Crepet, la scuola deve riprendere il suo ruolo fondamentale di istituzione di educazione e controllo dei comportamenti. È necessario che genitori e istituzioni scolastiche collaborino per stabilire limiti chiari, superando la gestione dei figli basata esclusivamente sul consenso.