Maturità 2026: il CNDDU contesta il congelamento dei compensi e la riforma delle commissioni a Valditara
Il sistema scolastico italiano sta affrontando una trasformazione strutturale significativa con l'avvio della sessione d'esame della Maturità 2026. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha presentato una formale richiesta di revisione al Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, denunciando uno squilibrio critico tra l'aumento del carico di lavoro dei docenti e il ristagno dei compensi economici.
La protesta si innesta su un terreno normativo complesso, segnato dal decreto-legge 127/2025, che ha ridefinito la composizione delle commissioni e introdotto nuove regole operative per il colloquio orale. Il cuore della questione risiede in una "razionalizzazione" della spesa pubblica che, secondo i sindacati, sta trasformando il risparmio dello Stato in un impoverimento del lavoro per i docenti.
Mentre il numero di membri delle commissioni è stato ridotto, le responsabilità burocratiche e la complessità delle prove sono aumentate, mantenendo però i rimborsi ai commissari fermi a livelli che non vedono un aggiornamento dal 2007. Questa situazione ha generato una forte reazione da parte delle organizzazioni sindacali, che chiedono un ricalcolo immediato delle indennità in base ai reali carichi di lavoro e alle nuove esigenze digitali e pedagogiche del sistema.
Lo squilibrio tra risparmio pubblico e carico di lavoro dei docenti
La riforma introdotta nel 2025 ha portato alla riduzione del numero di membri delle commissioni, passando, a seconda della configurazione, da 7 a 5 membri (composti da due commissari interni, due esterni e il presidente). Questa modifica strutturale ha comportato una drastica diminuzione del numero di docenti coinvolti, stimata in una riduzione da circa 120.000 a 84.000 unità.
Tale contrazione della forza lavoro ha generato un risparmio economico stimato di circa 27 milioni di euro per lo Stato, ma ha contemporaneamente distribuito un carico di lavoro più pesante su un numero inferiore di professionisti. I docenti rimasti devono ora gestire un volume maggiore di adempimenti, inclusa la gestione di prove più complesse e la supervisione di un colloquio orale che non può più essere saltato.
La normativa attuale stabilisce infatti che tutte le prove devono essere affrontate per conseguire il diploma, eliminando la possibilità di non sostenere il colloquio orale, una misura introdotta per rispondere a precedenti contestazioni degli studenti. Questo scenario crea una pressione psicofisica significativa, aggravata da fattori ambientali come le temperature elevate durante le prove e dalla necessità di gestire una maggiore responsabilità pedagogica in meno tempo.
Il divario economico diventa particolarmente evidente per i commissari interni, i quali svolgono compiti di correzione più gravosi, come la prima prova scritta di italiano, ma percepiscono indennità significativamente inferiori rispetto ai colleghi esterni. La Gilda degli Insegnanti ha definito la situazione come "sconfortante e indecorosa", chiedendo il raddoppio degli importi per adeguare i compensi al costo della vita. Il CNDDU, da sua parte, sottolinea l'ingiustizia di un sistema che richiede una maggiore dedizione professionale senza fornire gli strumenti economici minimi per sostenerla.
Il quadro normativo e le indennità ferme al 2007
La base normativa che regola attualmente i rimborsi ai commissari d'esame è il decreto interministeriale del 24 maggio 2007, integrato dalla nota attuativa n. 7054 del 2 luglio dello stesso anno. Nonostante il passare di quasi due decenni e il significativo aumento del costo della vita, i compensi base sono rimasti invariati.
Questa inerzia normativa è stata identificata come uno dei principali nodi di frizione tra il Ministero e le rappresentanze sindacali, che chiedono l'apertura di un tavolo tecnico per riscrivere le regole dei pagamenti. Le cifre attuali, pur essendo oggetto di forti critiche per l'obsolescenza, rappresentano il tetto massimo per le indennità di base:
- Presidenti di commissione: 1.249 euro
- Commissari esterni: 911 euro
- Commissari interni: 399 euro
Il CNDDU e la FLC CGIL hanno evidenziato come queste cifre non tengano conto della complessità delle nuove prove, né della necessità di gestire strumenti digitali e procedure di monitoraggio più rigorose introdotte dalla recente riforma. La richiesta principale è quindi un ricalcolo delle indennità che tenga conto della reale distribuzione del lavoro e della gravità delle responsabilità assegnate ai docenti interni.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Riferimento Normativo Base | Decreto interministeriale del 24 maggio 2007 |
| Riduzione Docenti (Stima) | Da 120.000 a 84.000 unità |
| Risparmio Statale Stimato | Circa 27 milioni di euro |
| Nuova Struttura Commissioni | Da 7 a 5 membri (2 interni, 2 esterni + presidente) |
| Indennità Presidenti | 1.249 euro |
| Indennità Commissari Esterni | 911 euro |
| Indennità Commissari Interni | 399 euro |
Cosa cambia in concreto per docenti e studenti
Per i docenti, la riforma comporta un aumento immediato del carico di lavoro pratico e burocratico per ogni singolo membro della commissione. In particolare, il commissario interno di italiano vede aumentare la responsabilità sulla correzione della prima prova scritta, dovendo gestire volumi di lavoro più elevati con risorse umane ridotte. È fondamentale per i docenti monitorare le nuove linee guida per il colloquio orale, che ora si concentra su quattro discipline nazionali e include l'analisi del curriculum dello studente, l'educazione civica e i percorsi di orientamento.
Per gli studenti, il cambiamento più rilevante è l'obbligatorietà di sostenere tutte le prove, incluso il colloquio orale, per ottenere il diploma. Non è più ammessa l'assenza volontaria al colloquio, una misura che mira a garantire una valutazione completa del percorso scolastico. Inoltre, il voto di comportamento non può essere inferiore a sei decimi; in caso di valutazione pari a sei, lo studente è tenuto a presentare un elaborato specifico sulla cittadinanza attiva durante il colloquio orale.
Per lo Stato, la riforma rappresenta un successo in termini di contenimento della spesa pubblica, ma la pressione sindacale mira a trasformare questo risparmio in un fondo per l'aggiornamento delle indennità. Al momento, non è ancora pervenuta una risposta ufficiale dal Ministero dell'Istruzione alle richieste specifiche del CNDDU, né è chiaro se verranno stanziati fondi straordinari per la sessione 2026 o se l'adeguamento sarà posticipato a cicli futuri.
Prossimi passi e prospettive di negoziazione
Il CNDDU ha richiesto l'apertura immediata di un tavolo tecnico per riscrivere le regole sui pagamenti degli esami di Stato. Il tema rientrerà nel confronto tra Ministero e sindacati nei prossimi mesi, in connessione con la valorizzazione del personale e il trattamento accessorio. La sfida per i dirigenti scolastici e i docenti sarà quella di gestire la transizione verso queste nuove regole operative, garantendo al contempo il benessere psicofisico dei maturandi, che mostrano livelli critici di stress e ansia alla vigilia delle prove.
FAQs
Maturità 2026: il CNDDU contesta il congelamento dei compensi e la riforma delle commissioni a Valditara
Il coordinamento denuncia lo squilibrio tra l'aumento del carico di lavoro e il congelamento delle indennità, rimaste invariate dal 2007. Nello specifico, i docenti lamentano che la riduzione del numero di membri nelle commissioni e la maggiore complessità burocratica non siano state accompagnate da un adeguamento economico dei rimborsi.
Il decreto-legge 127/2025 riduce il numero dei membri delle commissioni, passando da 7 a 5 unità (composte da due commissari interni, due esterni e il presidente). Questa razionalizzazione comporta una redistribuzione del lavoro su meno docenti, aumentando le responsabilità pratiche e gli adempimenti digitali per ogni singolo membro.
Le indennità attuali, basate sulla normativa del 2007, sono di 1.249 euro per i presidenti, 911 euro per i commissari esterni e 399 euro per i commissari interni. Il CNDDU richiede un ricalcolo di queste cifre per riflettere i reali carichi di lavoro, specialmente per chi si occupa della correzione delle prove scritte.
Gli studenti dovranno sostenere obbligatoriamente tutte le prove, incluso il colloquio orale, per ottenere il diploma, eliminando la possibilità di non sostenerlo. Inoltre, la riforma introduce la denominazione storica "Maturità" e nuove regole organizzative per la gestione delle prove.