Segnale di accesso consentito solo con coni stradali e edificio in mattoni sullo sfondo, metafora del divieto social per minori di 13 anni
normativa

Carfagna chiede il divieto di accesso ai social per i minori di 13 anni

Redazione Orizzonte Insegnanti
3 min di lettura

Indice Contenuti

Carfagna chiede il divieto di accesso ai social per i minori di 13 anni

Il panorama digitale in cui crescono i bambini italiani sta diventando un terreno di scontro sempre più acceso tra tutela dei diritti e libertà di accesso. La segretaria di Noi Moderati, Mara Carfagna, ha recentemente posto l'accento sull'urgenza di un intervento legislativo strutturato per contrastare quella che definisce "concorrenza diseducativa" dei social network. Secondo la politica, l'attuale sistema di controllo, basato quasi esclusivamente sull'autodichiarazione dell'età da parte degli utenti, risulta inefficace e facilmente eludibile dalle multinazionali tecnologiche, lasciando famiglie e istituzioni scolastiche in una condizione di sostanziale abbandono.

L'obiettivo centrale della proposta di legge delineata da Carfagna è la creazione di un tetto minimo di età per l'accesso alle piattaforme social, fissato ai 13 anni. Per la fascia d'età compresa tra i 13 e i 16 anni, invece, si ipotizza l'introduzione di un regime di accesso "protetto" e regolamentato. Questo modello non mira a una censura indiscriminata, ma a una differenziazione dei contenuti e delle funzionalità in base alla maturità degli utenti, cercando di rispondere a criticità gravi come il bullismo, il razzismo, il sessismo e la diffusione di propaganda d'odio che caratterizzano gli ambienti digitali non sorvegliati.

Il percorso legislativo verso questa tutela non è iniziato oggi, ma si inserisce in un filone di proposte parlamentari che mirano a colmare il gap normativo attuale. Diverse iniziative hanno già iniziato a delineare i contorni di un possibile testo unico, con l'ambizione di arrivare a una soluzione condivisa entro la fine della legislatura corrente. Il focus si sta spostando progressivamente dalla semplice "consapevolezza" all'imposizione di sistemi di verifica e certificazione dell'identità digitale che siano tecnicamente robusti e difficilmente aggirabili dai minori.

Il quadro normativo e le proposte in discussione nel Parlamento italiano

L'attuale dibattito parlamentare vede convergere diverse proposte di legge che, pur con sfumature differenti, condividono la necessità di una regolamentazione specifica per la presenza dei minori online. Una delle tappe fondamentali di questo percorso è stata la PDL 2469 presentata il 18 giugno 2025, che si focalizza sulle norme per la protezione dei minori nell'impiego di dispositivi elettronici. Tale proposta evidenzia come lo smartphone sia diventato uno strumento onnipresente, capace di generare fenomeni di dipendenza comportamentale e gravi problematiche relazionali, come il cosiddetto phubbing, ovvero la tendenza a snobbare le relazioni reali a favore dello schermo.

Parallelamente, la PDL 2070 del 2 ottobre 2024 mira a modificare l'articolo 2-quinquies del Codice della Privacy. L'intento è quello di stabilire con chiarezza l'età minima per il consenso al trattamento dei dati personali e, soprattutto, di delegare al Governo la disciplina sulla fornitura e l'impiego di identità digitali protette. Questi strumenti sarebbero il pilastro tecnico per superare il limite delle "checkbox" di autodichiarazione, garantendo che l'accesso ai servizi sia vincolato a una verifica reale dell'identità.

Un ulteriore tassello di questo mosaico normativo è rappresentato dal Disegno di Legge C.2634, presentato il 30 settembre 2025, che si occupa specificamente dell'identificazione degli utenti delle piattaforme social e dei servizi di messaggistica istantanea. L'obiettivo comune di queste diverse iniziative è contrastare la realtà documentata dagli studi: in Italia, i dati indicano che la quasi totalità dei tredicenni utilizza già i social network, spesso con profili creati in modo illecito o in assenza di una reale supervisione adulta. La mancanza di una normativa specifica che tuteli l'immagine dei minori o regoli la loro presenza online è considerata da molti esperti come una emergenza tecnica e legale.

Dati e criticità: la realtà dei minori sui social network

Le evidenze scientifiche e i rapporti istituzionali confermano quanto espresso dalle autorità: l'uso eccessivo dei dispositivi elettronici è associato a un peggiore rendimento scolastico e a sintomi da astinenza. Studi epidemiologici condotti tra il 2022 e il 2023 hanno evidenziato come l'utilizzo problematico dello smartphone colpisca oltre il 25 per cento degli adolescenti, con effetti diretti sulla qualità del sonno e sulla capacità di concentrazione. In particolare, nella fascia d'età tra i 14 e i 17 anni, la dipendenza dai social media è correlata a una significativa diminuzione delle performance didattiche rispetto ai coetanei non dipendenti.

Il problema della "presenza massiva" degli under 14 è supportato da indagini che rilevano come l'84 per cento dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni possieda un profilo social. Una delle criticità più rilevanti emerse dai sondaggi è che nessuno dei minori ha dichiarato la propria vera età al momento dell'iscrizione, e in alcuni casi l'iscrizione è avvenuta addirittura in presenza di un genitore, senza che quest'ultimo esercitasse un controllo effettivo sui contenuti visualizzati. Questa facilità di accesso non regolamentato espone i bambini a rischi reali, tra cui l'adescamento di minorenni, il bullismo e la manipolazione da parte di algoritmi progettati per favorire un utilizzo prolungato e compulsivo.

In questo contesto, la proposta di Mara Carfagna si inserisce come una risposta politica alla necessità di fornire alle famiglie uno strumento legale di tutela. L'idea è quella di spostare l'onere della responsabilità sulla gestione dei contenuti dai genitori (spesso lasciati soli nella battaglia digitale) ai gestori delle piattaforme. Le multinazionali tecnologiche, secondo la segretaria di Noi Moderati, si giocano la propria reputazione nel proteggere i minori, e la legge dovrebbe imporre loro di implementare sistemi di certificazione che non siano facilmente aggirabili, garantendo che i bambini sotto i 13 anni siano esclusi dalla fruizione dei social network.

Cosa cambia concretamente per la scuola e le famiglie

Se le proposte di legge attualmente in discussione dovessero essere approvate e convertite in un testo unico, il cambiamento operativo per la comunità scolastica e per le famiglie sarebbe radicale. Per le piattaforme digitali, l'obbligo principale sarebbe l'abbandono dei sistemi di autodichiarazione a favore di meccanismi di verifica dell'età basati su identità digitali certificate. Questo comporterebbe una revisione strutturale degli algoritmi di design, che oggi sono spesso orientati a trattenere l'utente il più a lungo possibile, favorendo la dipendenza.

Per gli studenti e i minori, la distinzione sarebbe netta:

  • Under 13 anni: Divieto assoluto di accesso alle piattaforme social network.
  • Tra i 13 e i 16 anni: Accesso limitato a "profili dedicati" e protetti, già configurati con filtri specifici che limitano i contenuti sensibili, i contatti esterni e le funzionalità più rischiose.

Per le famiglie e le scuole, la novità principale risiede nella possibilità di avere un supporto normativo forte contro la "concorrenza diseducativa". Gli insegnanti e i dirigenti scolastici potrebbero contare su un quadro legale che riconosce la necessità di proteggere i ragazzi dalla violenza digitale e dalla propaganda d'odio. Questo potrebbe facilitare interventi educativi più mirati, poiché la responsabilità del "filtro" primario verrebbe spostata sulla struttura tecnica della piattaforma stessa, riducendo il carico di sorveglianza diretta che oggi grava sulle istituzioni educative.

Elemento della PropostaDettaglio Operativo
Target Under 13Divieto assoluto di accesso ai social network.
Target 13-16 anniAccesso a profili protetti con limitazioni su contenuti e contatti.
Verifica EtàSostituzione dell'autodichiarazione con certificazione dell'identità digitale.
Obiettivo LegislativoRaggiungimento di un testo unico condiviso entro la fine della legislatura.
Fase SperimentalePossibile collegamento con l'app europea per l'identità digitale.
Prossimi passi e limiti del percorso legislativo

È fondamentale sottolineare che, al momento, non esiste ancora una legge definitiva approvata. Le norme citate (PDL 2469, PDL 2070, C.2634) sono ancora in fase di discussione parlamentare e non hanno ancora acquisito forza di legge. La proposta di Mara Carfagna rappresenta una delle direttrici politiche principali, ma il percorso verso un testo unico condiviso richiede ancora il superamento di diversi ostacoli tecnici e politici. Uno dei punti ancora in fase di definizione riguarda la modalità tecnica con cui l'AGCOM supervisionerà i processi di certificazione dell'età.

L'obiettivo politico dichiarato è quello di accelerare i tempi per garantire una tutela uniforme entro il 2027, termine previsto per la fine della legislatura. Fino a quando non verrà approvato un testo definitivo, le scuole e le famiglie dovranno continuare a fare affidamento sulle linee guida esistenti, come quelle della Delibera AGCOM n. 9/23/CONS, pur con la consapevolezza che il quadro normativo di riferimento è destinato a cambiare profondamente nei prossimi mesi.

FAQs
Carfagna chiede il divieto di accesso ai social per i minori di 13 anni

Quali sono i limiti di età previsti dalla proposta di legge di Mara Carfagna?+

La proposta prevede un divieto assoluto di accesso ai social network per i minori di 13 anni. Per la fascia d'età compresa tra i 13 e i 16 anni, invece, è previsto un regime di accesso "protetto" e regolamentato tramite profili dedicati.

Come verranno verificate le età degli utenti per evitare l'autodichiarazione?+

Le piattaforme saranno obbligate ad adottare sistemi di certificazione dell'identità digitale che vadano oltre la semplice checkbox di autodichiarazione. Si prevede una fase sperimentale collegata all'app europea per l'identità digitale per garantire una verifica efficace e sicura.

Quali sono gli obiettivi principali di questo intervento legislativo?+

L'obiettivo è contrastare la "concorrenza diseducativa" e proteggere i minori da bullismo, razzismo, sessismo e propaganda d'odio online. Il provvedimento mira a fornire strumenti legali concreti a famiglie e insegnanti, attualmente considerati soli nella gestione della sicurezza digitale dei ragazzi.

La proposta di legge è già in vigore?+

Al momento si tratta di proposte di legge (PDL) e disegni di legge in fase di discussione parlamentare, non ancora approvate definitivamente. L'obiettivo politico dichiarato è il raggiungimento di un testo unico condiviso entro la fine della legislatura corrente, prevista per il 2027.

Redazione Orizzonte Insegnanti
L'autore

Redazione Orizzonte Insegnanti

Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

Scopri i nostri strumenti per i docenti
Condividi Articolo

PEI Assistant

Crea il tuo PEI personalizzato in pochi minuti!

Scopri di più →

EquiAssistant

Verifiche equipollenti con l'AI!

Prova ora →