L’allarme di Paolo Crepet sull’anestesia emotiva dei giovani: la sfida della scuola contro la mancanza di desideri
Lo psichiatra Paolo Crepet ha lanciato un segnale d'allarme di forte impatto sociale sulla crescente apatia e la mancanza di desideri profondi tra i giovani italiani. Secondo l'esperto, la condizione attuale dei ragazzi è segnata da una sorta di anestesia emotiva, figlia di un modello culturale che privilegia gli stimoli immediati a scapito della costruzione di progetti personali significativi. In un'epoca dominata dal "tutto e subito", i giovani sembrano aver perso la capacità di coltivare passioni che spostano montagne, scivolando in una vita di attesa passiva che, in un contesto di progressivo aumento dell'aspettativa di vita, rischia di trasformarsi in un vuoto esistenziale duraturo.
Questa diagnosi clinica e sociologica non si limita a una critica astratta, ma tocca corde profonde della realtà educativa e familiare. Crepet evidenzia come la mancanza di modelli ispiratori e la prevalenza dell'apparenza sull'essenza portino i ragazzi ad accomodarsi sulle certezze economiche delle generazioni precedenti, rinunciando alla ricerca di percorsi autonomi. Il rischio concreto è quello di una generazione che, pur vivendo più a lungo, fatica a trovare il senso del proprio percorso, restando intrappolata in una quotidianità priva di slancio, dove l'attesa di un'eredità o di una stabilità pregressa sostituisce il desiderio di creare qualcosa di nuovo.
Dalla "morte del desiderio" all'isolamento digitale: le radici del malessere giovanile
Il fenomeno descritto da Crepet affonda le radici in una trasformazione culturale che ha ridefinito il concetto di relazione e di identità. Uno dei pilastri di questa analisi è il ruolo dei social media, che lo psichiatra definisce come spazi "a-social": piattaforme che, pur promettendo connessione, generano una quotidiana solitudine e una costante esposizione a modelli di perfezione irreali. Questa dinamica spinge i giovani a indossare maschere di impeccabilità, soffocando le fragilità necessarie alla crescita e alla scoperta di sé. L'effetto è una erosione della capacità progettuale, dove l'emozione non è più vissuta come motore della vita, ma come una "sabbia mobile" da evitare per non apparire vulnerabili.
A questo quadro si aggiunge l'impatto del post-pandemia, che ha lasciato segni profondi sugli apprendimenti e sul benessere psicologico. La transizione verso modelli di vita più stanziali e meno ambiziosi è alimentata anche da una visione del futuro che appare spesso come una vigliaccata, specialmente quando si parla di "cervelli in fuga". Crepet sostiene che il desiderio di trasferirsi all'estero non sia una fuga dall'Italia in quanto tale, quanto una fuga dalla mancanza di stimoli e di modelli di eccellenza capaci di generare motivazione reale. Per contrastare questa deriva, l'esperto sottolinea la necessità di riscoprire le emozioni travolgenti ed impetuose, che sono il vero "sale della vita" e il carburante necessario per trasformare l'esistenza in un percorso di senso.
Il dato della dispersione scolastica e il paradosso dell'inclusione
Sebbene la mancanza di passione sia un dato di natura qualitativa, il sistema educativo italiano sta affrontando sfide quantitative che ne sono il riflesso diretto. Il Rapporto Nazionale INVALSI 2025 ha evidenziato un successo storico per il Paese: la riduzione della dispersione scolastica ELET (studenti 18-24enni senza diploma e non in formazione) ha raggiunto il 9,8% nel 2024, superando con un anno di anticipo l'obiettivo del 10,2% fissato dal PNRR per il 2026. Questo traguardo è fondamentale per l'equità sociale e l'occupabilità, ma porta con sé una complessità gestionale significativa per le scuole.
Il successo dell'inclusione scolastica significa che una quota significativa di studenti, che in passato avrebbe abbandonato gli studi, oggi rimane nel sistema educativo. Tuttavia, questi alunni presentano spesso maggiore fragilità negli apprendimenti e livelli di partenza più complessi, specialmente nei gradi iniziali. Questo scenario richiede una scuola capace di gestire non solo la presenza fisica degli studenti, ma la loro presenza cognitiva ed emotiva. Se la scuola non riesce a intercettare il vuoto esistenziale e l'anestesia emotiva segnalati da Crepet, il rischio è che l'inclusione si trasformi in una permanenza passiva in un sistema che non riesce a generare desideri o percorsi di crescita autentici.
| Indicatore / Obiettivo | Dato / Target |
|---|---|
| Dispersione scolastica ELET (attuale 2024) | 9,8% (Obiettivo PNRR 2026 raggiunto in anticipo) |
| Target europeo abbandono precoce | 9% entro il 2030 |
| Partecipazione INVALSI 2025 (Primaria) | 98,52% |
| Partecipazione INVALSI 2025 (Secondaria I) | 99,63% |
| Partecipazione INVALSI 2025 (Secondaria II) | Media superiore al 90% |
Analisi del benessere giovanile: il focus sulla progettualità
Per comprendere la profondità della crisi descritta da Crepet, è utile guardare ai dati del Consiglio Nazionale dei Giovani. Il terzo rapporto Well-Fare 2025 analizza il benessere dei giovani tra i 15 e i 35 anni attraverso quattro direttrici: individuale, relazionale, spaziale e sociale. Uno degli elementi chiave identificati è l'atteggiamento verso il futuro. Il benessere non può più essere misurato solo attraverso indicatori oggettivi come il reddito o la condizione lavorativa, ma deve integrare la percezione di efficacia personale e la progettualità individuale.
Il passaggio da una visione puramente clinica della salute mentale a una visione sistemica è fondamentale. Se i giovani non percepiscono di avere il potere di influenzare il proprio futuro o di costruire un progetto di vita coerente, il benessere ne risente drasticamente. La mancanza di "desideri" citata da Crepet si traduce, in termini di analisi dei dati, in una difficoltà a percepire la propria capacità di autorealizzazione. Questo conferma la necessità di politiche giovanili evidence-based che non si limitino a fornire servizi, ma che promuovano attivamente la costruzione di percorsi di senso, contrastando l'isolamento e la passività.
Cosa cambia concretamente per il sistema scolastico e le famiglie
Il passaggio dalla teoria alla pratica operativa richiede un cambio di paradigma immediato per tutti gli attori coinvolti nel percorso educativo:
- Per gli educatori e i docenti: È necessario superare la didattica puramente trasmissiva per adottare modelli che stimolino la scoperta di passioni e l'identificazione con modelli di eccellenza. La scuola deve diventare un luogo dove si impara a "spostare montagne", contrastando l'anestesia emotiva con progetti che richiedano impegno, resilienza e visione a lungo termine.
- Per le famiglie: Le famiglie sono chiamate a fornire modelli di ambizione e passione, evitando la trappola del "senno di poi" economico. È fondamentale promuovere la costruzione di progetti personali dei figli, incoraggiandoli a cercare la propria strada anziché accomodarsi sulle certezze delle generazioni precedenti.
- Per il sistema scolastico: La sfida è governare la complessità di una popolazione studentesca più eterogenea e fragile. L'obiettivo non è solo la permanenza a scuola, ma la garanzia che tale permanenza sia accompagnata da strumenti per contrastare il vuoto esistenziale e promuovere una cittadinanza attiva e consapevole.
In sintesi, la sfida educativa del prossimo triennio, in linea con gli obiettivi del PNRR, non sarà solo numerica ma qualitativa. La scuola dovrà diventare il baluardo contro l'apatia, trasformando il diritto all'istruzione in un percorso di scoperta del desiderio, unico vero antidoto alla "terribile attesa" di una vita senza scopi.
Note tecniche e limiti della ricerca
Si specifica che, pur essendo l'analisi di Paolo Crepet di forte rilievo sociologico, non esistono attualmente atti normativi specifici che impongano programmi di "educazione alla passione" nelle scuole. La mancanza di dati quantitativi diretti sulla "mancanza di passione" è dovuta alla natura qualitativa e soggettiva del fenomeno, che rimane comunque un indicatore critico per la salute psicosociale delle nuove generazioni.
Le scadenze rilevanti per il sistema scolastico rimangono il raggiungimento del target del 9% di abbandono scolastico precoce entro il 2030 e il monitoraggio costante degli esiti degli apprendimenti attraverso le prove INVALSI, che continueranno a essere lo strumento di riferimento per valutare l'efficacia delle strategie di inclusione.
FAQs
L’allarme di Paolo Crepet sull’anestesia emotiva dei giovani: la sfida della scuola contro la mancanza di desideri
Il rischio principale è l'anestesia emotiva causata dalla mancanza di desideri e passioni profonde, che porta i giovani a una vita di attesa passiva. Questa condizione, alimentata da stimoli immediati e dalla mancanza di modelli ispiratori, compromette la capacità di costruire progetti personali significativi.
Crepet definisce i social come "a-social", evidenziando come possano generare una quotidiana solitudine e un isolamento sociale. Questo fenomeno contribuisce a un senso di vuoto esistenziale e a una difficoltà nel relazionarsi autenticamente con gli altri.
Le famiglie devono promuovere modelli di ambizione e passione anziché limitarsi a certezze economiche, mentre gli educatori devono passare da una didattica trasmissiva a una che stimoli la scoperta di passioni reali. L'obiettivo è contrastare la passività e favorire la costruzione di percorsi autonomi.
Sebbene la mancanza di passione sia un dato qualitativo, essa si intreccia con la fragilità dei livelli di partenza degli studenti e la dispersione scolastica, che nel 2025 ha raggiunto il 10,2%. Il sistema scolastico deve quindi affrontare la complessità di una popolazione studentesca più eterogenea e meno motivata.